• Edi Guerzoni

William Hogarth: la crudeltà raccontata



Non c’è nulla di più sbagliato che pensare che per un pittore creare un’incisione fosse una sorta di ripiego o di passatempo di serie B. Eppure, non era raro nel XVIII secolo denigrare chi si impegnasse nella professione dell’incisore. Il Settecento inglese conobbe infatti una figura che portò a un rinnovato riconoscimento di quest’arte incompresa.

William Hogarth nasce nel 1697 a Londra e vive nel pieno della nascita neoclassica: dopo il periodo barocco, tutto vuole ritornare alla grazia della forma matematicamente perfetta. Hogarth lavora negli anni in cui Londra si riempie di architetture palladiane. Ma lui non rientra mai all’interno di questi nuovi schemi stilistici, anzi. È molto critico nei confronti del sistema accademico, che denigra ogni cosa che si allontana dai criteri classicisti. Anche in pittura è criticato: mai una scena mitologica, mai una divinità antica, e tanto meno nessuna scena biblica o storica. Non rientra affatto nel calderone dei rinomati historical painters, e tantomeno ci va d’accordo.


Hogarth racconta invece della borghesia londinese, della società nelle sue sfaccettature positive e negative. Le sue storie sono invenzioni, finte biografie con reali riferimenti geografici e temporali. Il suo stile narrativo è molto vicino a quello di alcuni scrittori del tempo come Daniel Defoe, autore di Robinson Crusoe.

Chi lo critica non comprende come la funzione dei suoi disegni fosse esattamente la stessa di quella dei dipinti religiosi o politici: una funzione moralizzatrice. Non più attraverso il mito o la religione, ma con l’utilizzo di storie verosimili, inserite in contesti che gli spettatori conoscevano benissimo: è il Modern moral subject.


Per il suo accanimento moralizzante, come quello dei famosi Carriera del libertino o Carriera della prostituta, è accusato di avere un sentimentalismo troppo marcato e vicino alla religione protestante. Oltre ai disegni, le tavole dei moral subjects sono accompagnate da versi scritti anche da pastori protestanti; per cui forse André Malraux, accusandolo di protestant sentimentalism, non ha tutti i torti.


Dal punto di vista intellettuale è un periodo vivo, ispirato dall’Illuminismo e dalla nuova politica del humanitarisme libéral. Tutto ciò ha un'influenza enorme nel lavoro di Hogarth, che oltre ad essere un ottimo pittore e incisore, è ricordato come commediografo e scrittore dell’arte. I suoi corrispondenti in letteratura sono Molière, Voltaire, Swift, Pope e tanti altri. Viene accusato di essere un artista troppo “letterario”, perché in fondo riesce davvero a portare nell’arte figurativa i temi della commedia e del romanzo filosofico.

La serie di quattro incisioni chiamate Four states of Cruelty ne è un ottimo esempio.

In ognuna delle tavole esiste una triangolazione di personaggi: l’attore, lo spettatore e l’oggetto. In questo caso l’oggetto coincide con la vittima, che subisce le torture dell’attore, mentre uno spettatore, che rappresenta il buon senso, osserva indignato o pietoso la scena.


Prima scena. Un ragazzino rannicchiato gioca legando un osso alla coda di un cane, altri disturbano una povera gallina. Da una finestra, qualcuno lancia un gatto. Il protagonista della serie, Tom Nero (nomen omen) sta torturando un cane infilandogli una lancia di ferro nel retto. Intanto, un giovane per bene, che raffigura in realtà il futuro re George III, prova a convincere Tom Nero a smetterla.


Seconda scena. Una pecora, sulla destra, è esausta dalle botte. Sullo sfondo, viene liberato un toro a mo’ di corrida. Caricato come solo un mulo può essere, un asinello viene preso a bastonate. un carro è crollato per sovraccarico. Gli avvocati lo hanno affollato per dirigersi verso un combattimento di pugilato. Il cocchiere, adirato, inizia a picchiare l’asino caduto a terra. È lui, ovviamente: Tom Nero.


Terza scena. Qualcosa inizia a muoversi verso la giustizia: Tom Nero viene arrestato in questa incisione dal titolo The Perfection of Cruelty. La perfezione della crudeltà è rappresentata da un femminicidio. L’amante di Tom, incinta di suo figlio, che per amore di lui è costretta a derubare la sua padrona, è riversa a terra esanime. Nella tasca di Tom, una lettera straziante: Ann Gill dichiara che rimarrà sua fino alla morte. Le iniziali della ragazza sono segnate su un cofanetto aperto, dal quale fuoriescono due libri dal titolo indicativo: La vendetta di Dio contro la morte e le Preghiere comuni. Questi titoli dimostrano quanto in fondo la povera Ann Gill fosse virtuosa per i tempi, ma molto sfortunata ad aver incontrato Tom Nero.


William Hogarth, The third stage of cruelty. Cruelty in perfection: the murder


Quarta scena. L’antieroe è nelle mani della giustizia, e quest’ultima non tituba un attimo per la condanna a morte. L’ultima incisione lo raffigura aperto su un tavolo da autopsia, collocazione tipica dei cadaveri dei condannati. Il volto di Nero, che ha ancora il cappio di canapa intorno al collo, sembra irrigidito in una smorfia di dolore. Era timore comune tra i condannati quello di rimanere in vita dopo l’impiccagione, e arrivare ancora vivi sul letto dell’autopsia. Ora, morto che sia o meno, Tom si trova al cospetto del Presidente del Royal College of Physicians.

Il giovanotto che si trova sulla destra, dietro gli altri chirurghi, come George III, rappresenta la decent person moralista di Hogarth, ma allo stesso tempo è come se sottolineasse la sua solitudine nella scena, un po’ a far notare che tutti gli altri, proprio tutti, dagli indifferenti ai più gioiosi, sono crudeli.


I disegni di Hogarth si leggono davvero, fanno ridere ma anche pensare, sono studiati per avere un intento istruttivo e spesso vengono accompagnati da versi o prose che spiegano ancora di più il fulcro delle scene. Baudelaire parla del suo pubblico chiamandolo «le spectateur, j’allais, je crois, dire le lecteur.». Le composizioni delle sue opere sono spesso costruite pensando a una scena teatrale, e il palcoscenico di Hogarth è tutta Londra. Le sue storie sono costruite in diverse tavole proprio come se fossero atti teatrali o di un romanzo.


La produzione di uno stile smussato, più semplificato, fatto di linee molto distanti tra loro, dava la possibilità di produrre a costi più bassi: è la crude line of popular prints, tipica delle xilografie (incisione su legno) dei libri tascabili più economici. Il soggetto popolare è così rappresentato con una tecnica che più le appartiene, sia dal punto di vista poetico che pratico.

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