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Sandro & Simonetta

Portovenere, 1453 - Firenze, 1476


"O chiara stella che co' raggi tuoi / togli alle vicine stelle il lume / perché splendi assai più del tuo costume?...", Lorenzo de’ Medici, il Magnifico, così descrive Simonetta Vespucci nei suoi sonetti.


Prima di essere Simonetta Vespucci è Simonetta Cattaneo. L’unica data sicura che abbiamo a suo riguardo è quella del 1469, anno del suo matrimonio, conservata al catasto di Firenze. Simonetta ha sedici anni e già molte esperienze di vita. Ha un fratello ex doge di Genova e la madre, Caterina Spinola, è una donna divorziata, sposata in primo matrimonio con un Doge di Genova e risposata con Gaspare Cattaneo. Simonetta, compiuti 4 anni, deve scappare con la famiglia da Genova, quando gli Sforza invadono la città. Arrivati a Piombino trovano protezione presso la famiglia Appiani, il cui figlio aveva sposato la sorella maggiore di Simonetta, Battistina.


È lo stesso signore di Piombino a proporre il matrimonio con Marco Vespucci, lontano cugino dell’Amerigo che darà il nome al nuovo continente, golden boy di una famiglia di banchieri fiorentini da tempo sostenitori dei Medici. Simonetta arriva a Firenze a sedici anni. Da questo momento conduce una vita mite ed in disparte, quella che si addiceva alle dame del suo rango e dell’epoca. Le uniche notizie riguardo la sua vita si hanno attraverso la corrispondenza di alcuni uomini del clan Vespucci, che nominano la sposa del giovane Marco.


Ma nel 1475 il gossip cortese fiorentino viene stravolto. è Giuliano de Medici, il fratello minore e ribelle del Magnifico Lorenzo, a dichiarare il suo amore per Simonetta. L’occasione è la giostra di Santa Croce, organizzata da Lorenzo forse proprio per dare spazio al fratello. Giuliano stravince e corre con un stendardo decorato niente di meno che da Sandro Botticelli. Lo stendardo raffigura Venere e Minerva e recita “la sans”. Venere ha i lineamenti della bella Simonetta e Giuliano le dedica la vittoria.


E a partire da questo evento che possiamo tornare indietro e cercare di districare la trama che unisce Sandro, Simonetta e Giuliano. Che siano di Simonetta i lineamenti della Venere, della Primavera, delle Tre Grazie e di quasi tutti i soggetti femminili ritratti da Botticelli, non è provato da nessun documento ufficiale. Nel corso della storia però gli storici si sono intestarditi a trovare le somiglianze. Gli unici ritratti della giovane sono quelli conservati al Gemalde Galerie di Berlino e al Stadelsches di Francoforte. E potremmo azzardarci a dire che la somiglianza con le donne del Botticelli è piuttosto lampante. Ma proviamo ad approfondire.


Ci sono altri elementi che potrebbero provare che Simonetta abbia catturato l’occhio del giovane Sandro Botticelli. Innanzitutto i due vivono nello stesso quartiere, intorno alla chiesa di Ognissanti.


Charles Dempsey, storico dell’arte americano, ha sostenuto più di tutti che si tratti proprio di Simonetta. Secondo lui, la trama nascosta di ogni quadro di Botticelli sarebbe da ricercare proprio nell’amore fra Giuliano e Simonetta, ed in particolare nella celebrazione che ne viene fatta da Poliziano nelle Stanze per la Giostra di Giuliano. Stanze de messer Angelo Poliziano cominciate per la giostra del magnifico Giuliano di Pietro de Medici, titolo completo dell’opera, è composta in lingua volgare per celebrare la vittoria di Giuliano nella giostra del ‘75. Giuliano è trasformato in Iulo, giovane eroe classico tutto dedito alla caccia e alla poesia, sprezzante dell’Amore. Finché Cupido non lo spinge a cacciare una cerva che si trasforma poco dopo in una giovane chiamata, guarda caso, Simonetta. Insomma, anche Poliziano non si fa riguardi nel dichiarare pubblicamente l’unione di Giuliano e di Simonetta. Dempsey quindi sostiene che alla base delle opere botticelliane ci sia proprio questa ispirazione letteraria, e che tutta la sua produzione sia una sorta di culto di Simonetta. Tesi sostenuta anche da Aby Warburg, che vi dedica la propria tesi universitaria. L’amore di Simonetta e Giuliano non è solo celebrato da Poliziano, ma anche dallo stesso Botticelli, la cui produzione sarebbe quasi la continuazione pittorica della produzione letteraria di Poliziano. Se seguiamo la tesi secondo cui i lineamenti delle donne di Botticelli siano tutti ispirati dallo stesso viso, allora sarà facile decidere che Venere e Marte sono gli stessi Giuliano e Simonetta. Il quadro è tra l’altro commissionato dalla stessa famiglia Vespucci, a cui richiamano le vespe in alto a destra, e Marte ha palesemente le sembianze di Giuliano, di cui Botticelli dipinge un ritratto tra il 1478 e il 14’80.


Un amore quindi illegittimo, ma pubblicamente accettato e celebrato nell’arte. Accettato anche dallo stesso clan Vespucci, ma non per altruismo o benevolenza. Sembra che sia stato addirittura Piero Vespucci, padre di Marco, ad avere favorito e macchinato l’unione fra Giuliano e Simonetta, per consolidare ulteriormente il favore della famiglia Medici. Tutto ciò viene rivelato in una lettera che Piero Vespucci scrive nel 1479 dal carcere dove si trova per essere stato associato ad uno degli assassini complici della congiura dei Pazzi.

Forse l’intero matrimonio sarebbe stato organizzato con lo stesso con l’obiettivo politico di ingraziarsi i Medici. Quando Simonetta arriva a Firenze è una straniera ed un esiliata, una scelta di matrimonio inusuale insomma, ma un’ottima carta da giocare per entrare nella rosa dei preferiti dei Medici. Parte della sua dote prevedeva infatti il controllo su alcune miniere dell’Isola d’Elba. Controllo da tempo conteso fra Siena e Firenze. Simonetta, come tutte le giovani dell’epoca, altro non sarebbe stata che una moneta di scambio in un mondo di affari maschile.



La trama che unisce Sandro, Simonetta e Giuliano si tinge presto di sfumature drammatiche. Alla giostra del ‘75 Giuliano corre con un armatura ricoperta di perle, come raccontano gli storici dell’epoca. Si sa, le perle portano sfortuna. Simonetta infatti muore l’anno dopo a soli ventitré anni. Come in ogni romanzo cavalleresco, anche Giuliano morirà di lì a poco. Nel ‘78 cade infatti vittima nella congiura dei Pazzi, ucciso da Francesco Pazzi nella cattedrale di Santa Maria del Fiore.

è Lorenzo de Medici a raccontarci il giorno del funerale di Simonetta, in un commento ai suoi sonetti, dicendo che il corpo della giovane fu portato scoperto dalla casa al luogo della sepoltura. Lorenzo ci dice che la salma fu accompagnata da un corteo cittadino in lacrime e che : “oltre alla compassione nacque ammirazione che lei nella morte avessi superato quella bellezza che, viva, pareva insuperabile. In quelli che prima non la conoscevano nasceva uno dolore e quasi rimordimento di non avere conosciuto sì bella cosa che ne fussimo al tutto privati, e allora conosciutola per averne perpetuo dolore. Veramente in lei si verificava quello che dice il nostro Petrarca: 'Morte bella parea sul tuo bel viso'».

Firenze cade così in lutto e da questo momento nasce una sorta di culto della giovane. Verrà anche organizzata una competizione poetica per la sua morte, a cui prenderà parte lo stesso Lorenzo.


Che sia in questo clima generale di culto che Botticelli dipinge la Primavera, del 1480 ca, la Nascita di Venere, del 1485, Venere e Marte, del 1482 ca, la Madonna del Magnificat, del 1483.







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