• Edi Guerzoni

Le vere Bohémiennes - tossicodipendenza in pittura a fine Ottocento

L’essere umano fa uso dei derivati del Papavero da almeno diecimila anni. Alcuni resti sono infatti stati trovati addirittura tra le palafitte dell’uomo di Cro-Magnon. Furono i Sumeri, circa 5000 anni fa, a denominarlo “La pianta della gioia”. Stiamo parlando di un semplice fiore che affascina gli esseri umani da migliaia di anni: il Papaver somniferum. Il suo raccolto fiore è conosciuto con il nome della sua resina, l’oppio, dal greco òpion, succo.

Nel 1522 Paracelso inventò uno sciroppo derivato da un alcaloide dell’oppio, e lo chiamò Laudano - e poi morì bevendo troppa della sua stessa invenzione. L’alcaloide scoperto da Paracelso venne isolato da un tale Armand Séquin nel 1804, che diede il nome alla sostanza in memoria del dio del sonno, Morfeo: era nata la morfina, che venne immessa sul mercato a partire dal 1814 come analgesico - e come cura per la dipendenza dall’oppio.

Oggi vi parliamo di una precisa fetta di consumatrici che tra la seconda metà dell’Ottocento e inizi del Novecento aiutò ad inaugurare un soggetto innovativo per l’arte contemporanea europea: la tossicodipendenza.



Santiago Rusiñol, Prima, 1894


L’opera Prima della morfina di Santiago Rusiñol, pittore catalano di stampo simbolista e modernista, è il prodotto dell’influenza francese che il pittore subì quando si trasferì a dalla Spagna a Parigi, nel 1889. L’ambiente della camera è scuro, triste, come se l’aria fosse pesante. La donna, accomodata nel suo letto, è in uno stato di astinenza, che le sta facendo bramare nervosamente la sua prossima dose di morfina.

Il quadro possiede un pendant: Dopo la morfina, un altro dipinto che rappresenta la stessa camera e la stessa donna, ma a iniezione avvenuta. La stanza si illumina improvvisamente, i colori si fanno più freschi, in un risultato estetico che dimostra come la droga abbia avuto magicamente il suo effetto distensivo.




Santiago Rusiñol, Dopo, 1894


Come abbiamo precisato, l’oppio era di gran moda, ma la morfina molto di più, soprattutto perché serviva ad eliminare il bisogno del primo.

Un simbolo indiscusso delle morfinomani ottocentesche è la cromolitografia di Eugène Grasset, del 1897. L’impeto in cui è ripresa la signorina è ineguagliabile: Trainspotting in confronto è senza pathos. Grasset, disegnatore svizzero, lavorò soprattutto come cartellonista pubblicitario, e qui mette in mostra con una linea grafica estremamente semplice un messaggio ambiguo: pubblicità progresso o invito alla consumazione?



Eugène Grasset, La morfinomane, Cromolitografia, 1897


La morfina divenne molto diffusa tra la borghesia di Londra e Parigi, e moltissime donne iniziarono a farne uso, anche in compagnia. Le cause principali per cui questa droga prese piedi sono essenzialmente le stesse che portarono le casalinghe americane degli anni Cinquanta a farsi prescrivere l’LSD. La vita sottomessa e monotona delle donne di buona famiglia, che rimanevano a casa ad aspettare che i mariti tornassero da bordelli e caffè letterari, portò presto le case farmaceutiche a sfregarsi le mani e pensare “Vi abbiamo trovato un passatempo!”. Uno dei primi studiosi delle conseguenze della tossicomania da morfina fu lo psichiatra Jacques-Joseph Moreau.


Moreau fu colui che introdusse a Parigi l’hashish, e non solo: fondò il famoso Club degli Hashischins, gruppo di ritrovo di artisti e studiosi dell’epoca per assaggiare le nuove droghe che arrivavano da oriente. Oggi si direbbe che si beccavano per farsi le canne, ma la storia vuole portare alto il nome di Victor Hugo, Honoré de Balzac, Alexandre Dumas e Charles Baudelaire, quindi diremo che si trovavano per sperimentare nuove sensazioni tra il delirio e l’onirico. E oltre agli intellettuali, lo facevano anche le casalinghe.


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