• Sofia Schubert

Le ragazze di Niki de Saint Phalle

Aggiornato il: feb 15


«Gli uomini sono molto inventivi. Hanno inventato tutte queste macchine e l’era industriale, ma non hanno nessuna idea di come migliorare il mondo»

- Niki de Saint Phalle


Catherine Marie-Agnés de Saint Phalle, nasce nel 1930 a Neuilly sur Seine da una famiglia aristocratica francese. Enfant terrible, in perenne fuga dalle sue origini, seconda di cinque fratelli, a neanche un anno si ritrova a New York, dove la famiglia si trasferisce in seguito al crollo finanziario del ’29 che investe anche il patrimonio del padre. A 18 anni debutta come modella per Vogue e Life. Irrequieta, insofferente ma di forte temperamento, fatica a trovare la sua inclinazione mentre peregrina da una scuola all’altra.

Compiuti i vent’anni scappa di casa e sposa Harry Mathews, amico d’infanzia e scrittore, da poco studente all’Università di Harvard, con cui avrà due figli, Laura e Philip.


Ma le radici europee rimangono forti, così qualche anno dopo Niki e Harry decidono di trasferirsi a Parigi, dove Niki inizia a studiare teatro e recitazione. L’anno dopo viene ricoverata per la prima di numerose crisi di nervi, in cui emerge il suo drammatico passato di abusi paterni subiti durante l’adolescenza. Una sofferenza per la quale scopre che l’arte e la pittura possono essere antidoti efficaci. E da quel momento, arte e pittura diventano in effetti irrinunciabili compagni di vita. Negli anni ’60 arriva la consacrazione con Tirs. Questa, è una serie di azioni fra spettacolo e performance che consiste nello sparare con una carabina a dei sacchetti pieni di colore posti su dei rilievi di gesso, ottenendo così degli effetti spontanei che completano l’opera.


In questi anni è anche l’unica donna a prender parte al gruppo del Nouveau Réalisme, con, fra gli altri, Christo, Yves Klein e Jean Tinguely. Divorzia dal marito Harry ed inizia a studiare e ricreare le forme femminili con le Nanas, sculture forse ispirate dalla gravidanza dell’amica Clarice Rivers. Le Nanas, ragazze in francese, archetipo della figura femminile, sono formose, coloratissime, sfacciate, opulenti e danzano nelle pose più sfrontate. Regina di tutte loro è quella del ’66, Hon/Elle, realizzata per il Moderna Museet di Stoccolma: incinta, a gambe aperte, il pubblico ne può visitare l’interno entrando dalla vagina, bevendo un bicchiere nel bar che si trova al seno destro e passando al planetario del seno sinistro.



Gli anni ’70 sono anni di cambiamento, Niki sposa Jean Tinguely, viaggia in India e in Egitto, conosce Dalì ed amplia il suo immaginario, che vira verso il fantastico, verso una sorta di realismo magico nell’architettura, come il Golem, un progetto realizzato per i bambini nel parco di Rabinovitch a Gerusalemme. La sua attività è costretta tuttavia a uno stop a causa di una malattia polmonare, forse causata dai prodotti usati per le sue sculture, viene ricoverata in Svizzera.

Qui incontra un’amica di vecchia data, Marella Caracciolo Agnelli, che prima di sposare Gianni, il magnate della Fiat, aveva lavorato a New York come assistente di Erwin Blumenfeld, e come editor occasionale di Vogue. Con lei condivide il sogno di creare un giardino di sculture, dedicato alla simbologia dei Tarocchi.


I fratelli di Marella, Carlo il “principe editore” e Nicola, le offrono una parte dei loro terreni, a Garavicchio in Toscana, e lì vedrà la luce Il Giardino dei Tarocchi, il progetto sicuramente ispirato alle architetture di Antoni Gaudì a Barcellona che assorbirà ogni sua energia per quasi vent’anni e che sarà la sua opera magna. È un parco popolato da sculture monumentali di cemento e poliestere, figure ieratiche, ricche di simbologie esoteriche, di specchi e mosaici. Sovrana del giardino è l’Imperatrice Sfinge, un’enorme Nana dai capelli blu, che rappresenta la grande madre, scolpita in tutte le sue forme, all’interno della quale Nikki costruisce la sua abitazione.


Con Tinguely nei primi anni ’80 Niki disegna le sculture di forme fantastiche che si trovano alla fontana accanto al Centro Georges Pompidou, in omaggio a Igor Stravinski, che si fondono con l’interesse di Tinguely per i sistemi meccanici. Gli anni ’80 sono anche gli anni dell’impegno per la lotta all’AIDS, Niki crea la scultura Sun God, per il campus dell’Università di San Diego e scrive ed illustra il libro AIDS: You Can’t Catch It Holding Hands, un testo informativo che viene tradotto in sette lingue. Ma i problemi di salute non l’abbandonano e la spingono, dopo la morte di Tinguely, a trasferirsi a La Jolla, in California, dove si ricrea un nuovo studio e dove morirà nel 2002.


Niki non ha mai voluto sostenere i movimenti femministi, e ne ha anzi preso le distanze in più occasioni. Tuttavia è riuscita ad esprimere un’idea femminile potente come non mai. Le sue sono donne che si riappropriano dello spazio che le circonda, con le loro forme. I loro corpi sono rotondi, senza spigoli, hanno specchi che creano riflessi e scompongono la luce, e colori accesi come quelli della creazione: il rosso della passione, il verde della vitalità, il blu della profondità e l’oro della spiritualità. Se gli uomini non hanno nessuna idea di come migliorare il mondo, almeno le Nanas di Niki ci aiutano a guardarlo da un’altra prospettiva.


Bibliografia


Marine Vazzoler, Niki de St Phalle en 3 minutes, in Beaux-Arts, Novembre 2017


Niki de St Phalle, L’ère de Nanas, in Connaissance des Arts, Marzo 2020


Sito internet Galerie Mitterrand


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