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Le danze macabre



Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris

Genesi 3,19


La danza macabra è un tema iconografico che si diffonde nell’Europa centrale nel periodo tardo medievale. Viene raffigurata nei luoghi sacri e nei cimiteri. Di solito comprende un gruppo in cui a ogni figura umana corrisponde un doppio speculare, uno scheletro che proviene dall’oltretomba e lo schernisce: inutile illudersi, è quella la sorte che gli spetterà.

Se in epoca romana abbiamo già esempi di raffigurazioni di scheletri danzanti, il primo esempio in età medievale risale al XIII secolo, si tratta dell’Incontro dei tre vivi e dei tre morti. Non si trova solo affrescato sui muri delle chiese, è anche narrato in poemi e miniature, e il più delle volte presenta la contrapposizione di tre nobili signori che incontrano tre scheletri in una battuta di caccia. Questi gli spiegano che la trasformazione attende anche chi è bello, ricco e potente. L’iconografia della danza macabra è diffusa principalmente in Francia (la zona più ricca e probabilmente il luogo di origine del tema), Germania, Inghilterra, Svizzera, e Italia. Una delle più importanti danze macabre italiane è quella di Clusone, nel bergamasco, sulla facciata dell’Oratorio dei Disciplini, in cui c’è la sovrapposizione di tre temi: la Danza, l’Incontro dei tre vivi e dei tre morti, e il Trionfo della Morte.


Come mai il tema della danza macabra si diffonde in Europa centrale nel periodo tardomedievale? Cosa ci racconta sulla percezione della morte nell’uomo medievale?

Una delle motivazioni principali è la proliferazione di epidemie come la peste, la lebbra, e il vaiolo. Il fatto che si dovessero usare le fosse comuni non è di certo un elemento secondario: il trauma è collettivo, le distinzioni sociali vengono cancellate di fronte alla piaga, ma ciò non basta a spiegare l’ossessione per la morte.



Giacomo Borlone de Buschis, Trionfo e Danza della Morte (dettaglio), Oratorio dei Disciplini, Clusone, 1484-1485


Dietro c’è una ragione più profonda: la nascita del concetto di purgatorio. Come dimostra Jacques LeGoff, l’idea che esista un luogo di stallo, un limbo tra la vita e la morte, è uno degli elementi che accompagnano la rivoluzione sociale nel mondo occidentale intorno al Duecento. Una nuova classe sociale media, di banchieri e mercanti, si sta affermando. Il Liber abaci di Leonardo Fibonacci, scritto nel 1202 e poi riscritto in una seconda versione nel 1228, introduce i numeri arabi e contribuisce a dare impulso alla matematica e al commercio. Il commercio non riguarda solo i beni materiali: il purgatorio inizia a imporsi nell’immaginario comune e diventa un prolungamento del potere della Chiesa, un ulteriore strumento di controllo sui fedeli. Si pensa che il tempo da trascorrere in purgatorio possa essere calcolato e accorciato grazie alle opere pie. La Chiesa quindi incoraggia i fedeli a confessarsi e a comprare le indulgenze per far sì che le anime dei cari defunti trascorrano il minor tempo possibile in purgatorio.


L’idea della morte diventa sempre meno accettabile e la visione ciclica della vita si spezza. Al contempo la credenza del purgatorio indebolisce la minaccia dell’inferno, e i fedeli si preoccupano più per la vita terrena che per l’aldilà. La Chiesa sceglie dunque di raffigurare scheletri e corpi in decomposizione per far sì che l’ansia per la caducità del corpo umano, unita a un senso di disgusto per la carne e la sua putrefazione, prenda il sopravvento, e ci si torni a preoccupare della vita ultraterrena. Inoltre il purgatorio come luogo a metà tra la terra e l’aldilà favorisce l’immagine dell’incontro tra vivi e morti.

Ma perché rappresentare una danza?


Beh, sono numerosissime le culture in cui si danza in occasioni sociali solenni come i funerali, i rituali religiosi, o prima di un combattimento. Per non parlare delle danze estatiche, che vengono praticate per raggiungere un momento di estasi, dal greco ek-stasis, ovvero “uscita da sé”. Nel XI secolo l’estasi assume il significato di morte, nel XV quello di passaggio, indicando quindi non un vero e proprio “stato”, piuttosto un ponte da un luogo ad un altro. Nella storia europea troviamo vari esempi di danze di possessione epidemiche, specialmente nel Medioevo: uno dei casi più eclatanti è l'episodio verificatosi a Liegi nel 1374, quando gli abitanti lasciarono le loro case per unirsi ad un corteo di danzatori "indemoniati" che era entrato in città. Continuarono a danzare senza sosta per giorni, e non smisero fino a che non caddero letteralmente per lo stremo delle forze e le ossa rotte. Danze come questa sono state sistematicamente represse dal clero.


Trattandosi di un’arte performativa, le testimonianze delle danze del passato non possono che essere scritte o figurative. Lo schema rituale di una danza si modifica e passa per la poesia, il teatro e la pittura, dove si cristallizza. È questo il caso della danza macabra: una crisi -intesa come momento di discrimine, di cambiamento- religiosa, spirituale, e sanitaria, influisce sul comportamento sociale, genera delle riflessioni esistenziali che si riflettono nella cultura visuale. La danza per l’uomo medievale non è solo estasi, è anche disperazione. E specialmente dopo le epidemie, diventa un ammonimento.


Il motivo principale delle danze macabre è quello di rappresentare il destino di tutti, indipendente dalla classe sociale, dall’età e dalla bellezza. Il vivo scopre se stesso e ciò che lo aspetta nello scheletro che prefigura il suo destino e che è già contenuto dentro di sé. L’assurdità della scena la rende comica: la risata serve a sdrammatizzare e esorcizzare. La Chiesa accoglie questa iconografia per due motivi: da una parte la satira dei ricchi e dei potenti incontra il consenso della sua controparte, ovvero la stragrande maggioranza della popolazione che soffre la povertà e l'ingiustizia sociale. L’idea che la morte arrivi ugualmente per tutti è di conforto e aiuta a distogliere dalle sofferenze della vita terrena, a sopportare la sorte che è toccata senza troppe proteste. Il secondo motivo riguarda l’imprevedibilità della morte: se davvero può giungere in qualunque momento, è meglio tenersi pronti a morire e andare spesso a confessarsi e pentirsi, no?


L’atmosfera delle danze macabre è pervasa dall’ironia, letteralmente l’ironia della sorte. La danza ha anche un significato metaforico, è un movimento in cui ogni scheletro trascina il suo doppio vivente che viene colto di sorpresa. Ogni figura ha una propria individualità e reagisce diversamente, a volte lasciando cadere i propri attrezzi di lavoro o indumenti- che siano una corona, una spada, o una falce. è la presa di coscienza tardiva della caducità del corpo, dei beni e dell’esistenza stessa ad essere narrata. La Danza diventa il mezzo espressivo del senso della morte, dove la tragedia del singolo non è meno sconvolgente di quella della collettività.





BIBLIOGRAFIA


Chiara Frugoni, Simone Facchinetti, Senza misericordia. Il Trionfo della Morte e la Danza macabra a Clusone, Einaudi, 2016


Alberto Tenenti, Il senso della morte nel Rinascimento, Einaudi, 1957


Mariselda Tessarolo, Il passaggio dalla simbologia coreografica ad altre simbologie artistiche: l’esempio della danza macabra, Olschki Editore, 1986


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