• Edi Guerzoni

La cameretta libertina: il chiavistello di Fragonard

Aggiornato il: 7 nov 2020


Per i libertini la cameretta è uno spazio insopportabile


L’adolescenza dell’umanità è stata il Settecento, quando gli eruditi filosofi e letterati del tempo compresero la fatica e la frustrazione imposta dalla cameretta dei genitori, dei dogmi e delle verità rivelate.

I soggetti della pittura rococò erano ormai molto diversi da quelli mistici del barocco: baccanali, scene della commedia dell’arte, episodi della vita amorosa, pura decorazione. Gli artisti che più influenzarono questo movimento furono François Boucher, Antoine Watteau e Jean-Honoré Fragonard.

Nel 1777 Fragonard dipinge Le verrou, ambientato proprio in una cameretta, ma resa più sopportabile grazie all’erotismo. Un uomo e una donna si avvinghiano, mentre lui prova a chiudere la porta con il chiavistello, il verrou appunto, richiamando simbolicamente la penetrazione. Se quel chiavistello diventa il fulcro della composizione, la maggior parte del quadro è in realtà riempita dal letto, molto grande, sulla sinistra del quadro. Questo letto ha dei riferimenti sessuali ancora più espliciti: la tenda rossa che cade dall’alto prende la forma di un pene eretto, mentre gli angoli del letto matrimoniale richiamano delle ginocchia aperte, e i cuscini dei seni di donna. L’opera era stata commissionata nel 1773 da Louis-Gabriel Véri-Raionard, marchese di Véri. Non era raro per un aristocratico del periodo commissionare un dipinto erotico: ci troviamo infatti nel secolo del libertinage érudit, unico modo per superare le verità rivelate e uscire dalla cameretta.

Jean-Honoré Fragonard, Le verrou, 1777, olio su tela, 73 x 93 cm, Parigi, Museo del Louvree

Il libertino è colui che distrugge in sé i dogmi e le credenze, in linea con una verità filosofica perseguibile essenzialmente con la libertà. Il libertin érudit è un pensatore, o una pensatrice, che mette in discussione ciò che nuoce all’individuo e alla collettività, per il conseguimento del bene pubblico. Nasce proprio in questo periodo il concetto di felicità delle masse. Ciononostante, per quanto vicina ai valori democratici, la filosofia libertina rimase aristocratica o legata agli ambienti di erudizione culturale. Il libertinaggio andava contro la beata solitudo dell’umanesimo rinascimentale: una solitudine assolutamente antitetica al pensiero libertino, che era invece fondato sull’importanza dell’essere umano in quanto essere sociale. Il dogma, religioso o civile, attaccava quindi la libertà del singolo e la sua espressività nel mondo. Tuttavia, se da un lato ogni forma di spiritualismo era considerata una forma di comando e di potere, allo stesso tempo il pensiero libertino non era considerato adatto a chiunque: restava infatti un privilegio, intellettuale e sociale. Se anche solo la sessualità libera fosse stata concessa a tutti, il mondo, sarebbe caduto nel caos. E nonostante tutto, i libertini non volevano il caos:

«Ma guardiamoci dal rivelare agli sciocchi delle verità che non apprezzerebbero e di cui abuserebbero. Esse devono essere conosciute solo da coloro che sanno pensare e le cui passioni sono così equilibrate che nessuna può vincerli.»


Questo pensiero elitario sorgeva dall’ottica che la verità fosse un cibo «da servire solo a certe tavole, con grande discrezione e dopo aver allontanato i camerieri» e che il fatto che qualcosa fosse condiviso dalla massa non lo rendesse automaticamente pregiato. Anzi, per il libertino la prova dell’errore era l’approvazione della folla. Ciononostante, all’interno di questa élite, per la prima volta dopo molti secoli, la donna inizia a essere considerata filosofa alla pari dei colleghi uomini, dopo un lungo periodo di mancati riconoscimenti.


Giacomo Casanova fu tra i libertini italiani più progressisti (nonostante il Papa gli piacesse, in qualche modo). Portò alto il valore intellettivo della donna, che era vista come una pari nella conversazione libertina. I piaceri, secondo Casanova, sono raggiungibili solo attraverso una collaborazione tra i generi, perché nessuno può esperire il bene se non lo esperisce anche l’altro da sé. Il concetto di “delicatezza”, per esempio, coincide con il mettersi a disposizione dell’altro, che questo sia un tramonto, un quadro, o una donna. Non bisogna confondere Casanova, gentile amatore e libertino, con il meschino seduttore che fu Don Giovanni, che le donne le usò, più che amarle.


«Felici coloro che senza nuocere a nessuno sanno procurarsi il piacere.»

Giacomo Casanova


La questione della libertà femminile è molto sentita in questo periodo. Nell’opera attribuita a Denis Diderot intitolata Thérèse Philosophe, la giovane Teresa scopre i misteri dell’amore in un ambiente di pii uomini di chiesa. Non solo ha studiato ed è filosofa, ma rappresenta un’inaudita emancipazione, di ragazza che rifiuta con autodeterminazione i ruoli di moglie e di madre.

Secondo questi pensatori il piacere non dovrebbe essere un’aggiunta alla vita, bensì il suo fondamento. Per questo anche le donne che incontra Casanova nel cammino dell’Histoire de ma Vie rientrano a pieno diritto nell’alcova del divertissement. È intorno a questo concetto di divertimento (dal latino divertere, volgere altrove, deviare) che si gioca la filosofia della vita come godimento: divertirsi è trovare un diversivo dalla vita, dalla paura della morte e innanzitutto dalla noia. La noia viene concettualizzata per la prima volta proprio nel Settecento, e da qui si sono cercati i modi più diversi per annientarla, soprattutto con la letteratura libertina. Come, per esempio, quella del marchese De Sade:


«Datemi retta, così si deve vivere, e quando il creatore della natura fece nascere dei vigneti da un lato e delle vulve dall’altro, state certo che era perché ne godessimo.»


Il divertimento: mangiare, dormire, fare l’amore, conversare. La conversazione in questo secolo è considerata un pilastro fondante dell’umanità, come un diversivo per non pensare alla caducità della vita, e anche il sesso è conversazione. La chiave sta nel rendersi disponibili all’altro, e quindi a non rimanere nella cameretta. La disponibilità è azione, movimento, unico motore vero della vita, in opposizione al destino, concetto denigrato soprattutto da Casanova. In questo ambito anche l’arte visuale si avvicinò sempre di più a contesti laici, mondani e aristocratici. La chiave stava nel rendersi disponibili all’altro, e quindi a non rimanere nella cameretta. E nel caso si volesse restare nella cameretta, meglio in due, e meglio se chiusi con il verrou.

Bibliografia


Daniel Arasse, Histoires de peintures, Gallimard, 2006


Giovanni Giacomo Casanova, Storia della mia vita, vol. I, Mondadori, 1992


Denis Diderot, Siamo tutti libertini. Lettere a Sophie Volland. 1759 - 1762, Archinto, 2010

Denis Diderot, Thérèse Philosophe, in I magnifici 7 capolavori della letteratura erotica, Newton Compton Editori, 2013

Giorgio Ficara, Casanova e la malinconia, Einaudi, 1998

Robert Muchembled, L'orgasme et l'occident. Une histoire du plaisir du XVIe siècle à nos jours, Le Seuil, 2005

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