• Edi Guerzoni

L’uccello in gabbia: l’amante preraffaellita

‘’Ma udiva poco tranne il rumore di risa e di discussioni sui gradini della facciata, qualche accordo suonato sul pianoforte e qualche nota di una voce maschile che cantava. Rimase immobile nel buio dell’ingresso, cercando di afferrare l’aria che la voce cantava e tenendo gli occhi fissi sulla moglie. C’era grazia e mistero nell’atteggiamento di lei come se fosse in piedi sulle scale nell’ombra, che ascolta una musica lontana. Fosse stato un pittore l’avrebbe dipinta in quell’atteggiamento, il cappello di feltro blu avrebbe messo in risalto il bronzo dei capelli contro l’oscurità e i pannelli scuri della gonna avrebbero messo in risalto i chiari. Musica lontana avrebbe chiamato il quadro se fosse stato un pittore’’


Darrel Mansell, nell’articolo “William Holman Hunt's ‘The Awakening Conscience’ and James Joyce's ‘The Dead.’’, propone che in questo passo di Gente di Dublino, Joyce si sia ispirato proprio al dipinto Il risveglio della coscienza di William Hunt. Se non si può essere certi che lo avesse visto dal vivo, è sicuro che ne lesse l’analisi di John Ruskin.


William Holman Hunt, Il risveglio della coscienza, olio su tela, 76,2×55,9 cm, 1853, Tate Britain di Londra


Gli artisti della Confraternita dei preraffaelliti si ponevano come obiettivo quello di dipingere senza ricorrere agli artifici tipici del Rinascimento manierista. Si doveva dipingere seguendo l’equilibrio dell’arte dei primitivi, ovvero coloro che avevano creato arte fino all’arrivo di Raffaello.


William Holman Hunt nasce nel 1827 a Londra e insieme a Dante Gabriele Rossetti e John Everett Millais fonda la Confraternita dei Preraffaelliti nel 1848. Il gruppo era infatti ben organizzato, e fondava le sue volontà estetiche su un nostalgico ritorno all’ordine Quattrocentesco.


L’Ottocento è per antonomasia il secolo che ha rimaneggiato il Medioevo e ne ha donato una visione filtrata. Gruppi di artisti come i Preraffaelliti si impegnano per tornare ad un’arte moralmente elevata, che si discosti dalla nuova società borghese e capitalista. In pittura, i loro lavori si allontanano quindi dalla pittura di genere o di storia che tanto imperversa nelle accademie europee. La morale di questi pittori è indubbiamente influenzata dal puritanesimo vittoriano e dalla cultura protestante inglese e tedesca. Le loro scene sono spesso piene di patetismo, e la critica dell’epoca inizia ad apprezzarli solo dopo che il famoso John Ruskin scrive sul ‘’Times’’ che i Preraffaelliti ‘’stavano fondando in Inghilterra una scuola artistica più nobile di quante il mondo avesse visto negli ultimi trecento anni’’.


Il Risveglio della coscienza (1853) è proprio uno di quei quadri che vuole narrare un tema contemporaneo con la morale che gli era consona: il tema delle persone che si lasciavano andare ai turbamenti d’amore senza contrarre il sacro vincolo del matrimonio. In un’epoca in cui era vietato pronunciare la parola ‘’stomach’’ perché non stava bene, possiamo immaginare quanto fosse catastrofico avere intercorsi illegittimi.


Il quadro è simbolico in ogni dettaglio, ispirato dalla tradizione fiamminga del primo Rinascimento. La donna protagonista sembra colta da una rivelazione, un’epifania. Tutti i dettagli ci parlano di una tipica donna perduta dell’Ottocento: la veste da notte disordinata e i capelli sciolti non erano decorosi per una fanciulla neppure nel suo soggiorno, e lei è addirittura seduta sulle ginocchia di un uomo, un’azione semplice ma che all’epoca era proibita in pubblico anche ai coniugi. Le sue mani sono piene di anelli, tranne all’anulare, dimostrando di essere nubile. Lui le stava suonando qualcosa al piano, e pare stia ancora canticchiando. Forse sono state proprio le parole della canzone a farla trasalire?


Esistono interpretazioni che la vedono come una lavoratrice del sesso, ma in realtà potrebbe benissimo essere una semplice donna nubile che ha intrapreso una relazione extraconiugale con quest’uomo, che potrebbe benissimo essere sposato. Proprio John Ruskin, nel testo sul ‘’Times’’, fa notare che l’arredamento della stanza era tipico di una maison de convenance, dove gli uomini sposati erano soliti accompagnarsi con le proprie amanti. E in effetti il pittore si recò proprio in uno di quei luoghi per realizzare il suo dipinto. Sopra il pianoforte è incorniciata una stampa raffigurante l’episodio biblico dell’adultera, dove Gesù esclama la famosa frase ‘’Chi è senza peccato scagli la prima pietra’’. In parallelo alle due figure umane, sotto il tavolo un gatto ghermisce un uccellino, che cerca la via di fuga un po’ come la donna.


Dallo specchio in fondo alla stanza si vede che la ragazza è colpita dalla luce che arriva dalla finestra che le sta di fronte, come se quella luce fosse illuminazione divina per il suo percorso di redenzione. Dall’altra parte della finestra possiamo immaginare infatti di trovare il pendant di questo quadro, La luce del Mondo, creato volutamente in coppia con Il Risveglio della coscienza. La luce è Gesù Cristo, che arriva bussando a una porta illuminando il buio tetro con la sua lanterna. Si riferisce al passo «Ecco, sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce, e apre la porta, io verrò da lui, e cenerò con lui ed egli con me.» (Apocalisse 3:20)


Forse questo risveglio è dovuto anche al testo della canzone che sta intonando l’uomo. Le parole della canzone fanno riferimento una composizione di Alfred Tennyson (1809 – 1892) dal titolo Tears, Idle Tears, dove le lacrime sono versate per la nostalgia del passato e per le occasioni perse:


Lacrime, vane lacrime ed arcane

Dal sen d’una divina disperanza,

Sorgano in cuor, s’accolgono negli occhi.

Vedendo i lieti campi dell’Autunno,

Pensando ai giorni che non sono più.

Gai come il primo raggio su una vela

Che ci riporti i cari d’oltremare,

Tristi come l’estremo su una vela

Che affondi insieme con tutto quel che amiamo:

Si tristi e gai quei dì che non son più.

Ah, tristi e strani come in alba oscura

Voci d’uccelli per morenti orecchi,

Mentre ad occhi morenti la finestra

Via via diventa un pallido quadrato;

Si tristi e strani i dì che non son più.

Cari siccome i baci ricordati

Dopo la morte, e dolci come i baci

Sognati invan, profondi come amore,

Il primo amore, e folli di rimpianto:

O Morte in Vita, i dì che non son più.


Traduzione di Mario Praz, Lingua originale su http://en.wikipedia.org/wiki/Tears,_Idle_Tears

Bibliografia


James Joyce, Gente di Dublino, I morti, Newton Compton Editori, Roma, 1989, p. 193


Mansell, Darrel. “William Holman Hunt's ‘The Awakening Conscience’ and Jamhttps://www.tate.org.uk/art/artworks/hunt-the-awakening-conscience-t02075es Joyce's ‘The Dead.’” James Joyce Quarterly, vol. 23, no. 4, 1986, pp. 487–491





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