• Edi Guerzoni

Angeli e genere: iconografia non binaria nell'arte

Aggiornato il: 8 ott 2020



Angeli, arcangeli, cherubini, serafini, angeli musicanti, senza o con le ali, maschi, femmine o nessuno dei due. Questi messaggeri di Dio sono stati presentati nei testi religiosi e teologici in diversi modi e sembianze, alcune molto queer. Al giorno d’oggi l’angelo è per noi facilmente riconoscibile nell’immagine di una persona androgina, con ali e aureola, e solitamente con un abito bianco. Si può dire che un bambino sembri un angelo, o una giovane donna, o un ragazzo dai tratti morbidi. Ma da dove arriva l’iconografia degli angeli? E qual è stato il percorso filosofico che ha portato a vedere la figura angelica come una figura femminilizzata o dai tratti androgini?   


A partire dallo Zoroastrismo, prima grande religione monoteista, Dio è difeso e accompagnato da questi messaggeri, che hanno il compito di comunicare agli esseri umani la volontà divina. L’Antico testamento della Bibbia, testo sacro dell’ebraismo, descrive diverse volte gli incontri dei credenti con gli angeli. Notiamo subito una discordanza con l’immagine contemporanea dell’angelo, perché i primi angeli che interagiscono con Abramo sono descritti come tre uomini. In altri passi dell’Antico testamento gli angeli sono anche presentati come i soldati di dio. La storia sociale e politica d’Israele aiuta a comprendere questo aspetto: la presenza dei re nel territorio israeliano portò a vedere gli angeli come dei custodi militari delle terre del popolo ebraico. Con i cambiamenti sociopolitici del popolo d’Israele cambia anche il ruolo degli angeli. Infatti, nel 586 a.C., con l’esilio del popolo ebraico a Babilonia, le cose iniziano a cambiare. Pian piano gli angeli sono visti sempre più come figure spiritualmente elevate più che pragmatici soldati. Da Babilonia deriveranno anche i primi nomi di angeli, che fino ad allora erano rimasti anonimi: Michele o Gabriele, per esempio, vengono proprio dal linguaggio babilonese. La gerarchia degli angeli rifletteva la forte gerarchizzazione della società ebraica. Con la dispersione del popolo ebraico, mancando quel territorio da difendere, e insieme alle modifiche importate dal cristianesimo e dall'islam, gli angeli persero il loro ruolo difensivo.  


La prima descrizione della Bibbia di un’opera d’arte raffigurante degli angeli si trova nel primo libro dei Re, a proposito del tempio di Salomone. Quest’ultimo fece costruire due cherubini alti dieci cubiti (circa 8 metri) con delle ali di cinque metri l’una, in piedi, ai lati delle porte dell’entrata del tempio. I cherubini sono qua descritti come essere umani con le ali, ma sappiamo che tendenzialmente erano raffigurati come dei bambini alati. L’immagine del personaggio antropomorfo con le ali non fu un’invenzione cristiana, ma greca. L'influenza dell’estetica ellenistica è fortissima sulla tradizione artistica paleocristiana. L’ispirazione al classico non arriverà solo con il Rinascimento, ma si spalmò sui vari secoli del medioevo. Da dove arrivavano quindi i cherubini del tempio di Salomone? Dall'iconografia di Eros, la divinità che accompagna Venere nelle vesti di un bambino con le ali. Gli altri angeli, invece, figure umane adulte, derivavano dall'iconografia della Nike, la Vittoria greca.


Il primo esempio di angeli con le ali è visibile nella chiesa romana di Santa Maria Maggiore ,della metà del V secolo. Gli angeli, al centro della composizione, nel cielo, sono rappresentati come dei giovani uomini con la classica toga romana, e per la prima volta, con le ali. Per secoli, durante tutto il periodo medievale fino al Rinascimento, gli angeli rimangono raffigurati come dei ragazzi. Se la Bibbia li descrive solo come uomini, nel medioevo la teologia elabora alcune informazioni del Nuovo Testamento in merito agli angeli. Per esempio, il messia Gesù dice ai suoi apostoli che gli angeli non si sposano. L'assenza di matrimonio tra angeli portò a pensare che fossero puri nel senso pudico del termine: illibati, eterei, senza vizi o passioni. Questo fu solo uno dei motivi per cui la teologia occidentale arrivò a confermare che gli angeli fossero esseri "senza sesso". Tendenzialmente, però, rimasero rappresentati come uomini, o giovani ragazzi. Nel Rinascimento questi giovani sono raffigurati in maniera più androgina, ma non possiamo decidere secondo i nostri stereotipi di genere contemporanei se fosse effettivamente così. I capelli lunghi, dorati e boccolosi, erano davvero un sintomo di femminilità?

Melozzo da Forlì è pictor papalis (pittore del papa) nel 1475 quando gli viene commissionato il rinnovamento della Chiesa dei Santi Apostoli a Roma. Nel 1711 l’abside viene distrutto in vista di un rinnovamento, e gli affreschi di Melozzo da Forlì subiscono un pesante intervento di recupero: lo stacco. Lo stacco dell’affresco permette di salvare e conservare solo una parte del muro, togliendo i primi strati della preparazione a fresco. Questo metodo, ormai in disuso, rischia di apportare gravi danni al colore, ma questo è un esempio formidabili di stacco ben riuscito. L’affresco è stato diviso in 16 parti: angeli e teste degli apostoli sono oggi conservati in Pinacoteca Vaticana, tranne uno al Museo del Prado di Madrid – anche se per alcuni storici è un falso. Il Cristo in ascensione, centro originale della composizione, è conservato al Palazzo del Quirinale a Roma.


Melozzo da Forlì è molto influenzato dalla pittura di Piero della Francesca, ma le notizie su questo artista sono poche e mancano informazioni precise su come arrivò a ottenere la commissione per la Chiesa dei Santi Apostoli da parte del cardinale Giuliano della Rovere. Otto frammenti rappresentano degli angeli che volteggiano liberamente tra le nuvole, emanando luce al loro passaggio, con i loro brillanti colori primari. Sono tutti dipinti in scorcio, dimostrando l’elevata capacità prospettica di Melozzo. Ebbero una fortissima influenza sugli artisti del Rinascimento, primo su tutti Michelangelo, per i suoi lavori nella Cappella Sistina. Questi angeli musicanti sono anche stati fondamentali per gli storici della musica, grazie alla minuziosa descrizione degli strumenti musicali che tengono in mano. Tre di loro suonano il liuto, mentre gli altri suonano una viola, un tamburo e un flauto, un tamburello, e una ribeca.  



Sono vestiti di colori sgargianti, e sfoggiano capigliature morbide e sinuose, ma che non possiamo determinare come femminili, poiché la moda dell’epoca accettava tranquillamente i capelli lunghi, sia per gli uomini che per le donne. I loro volti sono giovani, e hanno dei tratti morbidi, ma fisicamente hanno spalle e petto molto larghi. Sembrano a tutti gli effetti dei giovani ragazzi, come lo sembreranno più avanti molti altri angeli, fino Agatangelo barocco che trafigge il cuore della Santa Teresa di Bernini. Se la teologia decide che gli angeli non hanno sesso, è vero che la loro rappresentazione rimane molto vicina alla rappresentazione del maschio, pur con elementi che lo rendano più fanciullo o più femmineo. Nella visione degli artisti, e di conseguenza di chi fruiva le opere, restano più vicini alla sfera maschile che a quella femminile.


Il vero cambiamento di genere degli angeli avvenne però solo nell'Ottocento, quando la figura dell’angelo si allontanò sempre di più dalla sfera religiosa, per spostarsi su quella domestica. Con la laicizzazione, e allo stesso tempo l’imborghesimento della società, l'angelo per eccellenza nel XIX secolo divenne quello del focolare: la donna. L'estetica preraffaellita, di quei pittori ottocenteschi che ripresero lo stile rinascimentale con occhi romantici, aiuterà a costruire un’immagine “angelica” delle donne che ha resistito fino alle Charlie’s Angels e che solo ora può essere decostruita grazie al concetto di gender fluidity. Nel Novecento, con la cultura new age, viene ripreso il concetto di angeli senza genere e senza corpo, ma le loro rappresentazioni rimangono antropomorfe. Le immagini che raffigurano gli angeli non seguono il binarismo di genere: non hanno mai delle palesi caratteristiche femminili né maschili. Forse, in quest’ottica, più che senza genere o senza sesso potremmo definire gli angeli come i primi esseri non-binary della storia, per i quali poco importa di dimostrare di essere uomini, donne, o puri esseri di luce. Chiunque può essere un angelo.   


Bibliografia

David Albert Jones, Angel. A History, Oxford University Press USA, 2010


Isabelle Frank, Cardinal Giuliano della Rovere and Melozzo da Forlì at SS. Apostoli, Zeitschrift für Kunstgeschichte, 59, Bd., H. 1, 1996, pp. 97-122


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