• Edi Guerzoni

Etruschi Persone Vere (non falze)

Nonostante la grande influenza del popolo etrusco sulla cultura latina, i testi scritti non sono conservati: quello dell’Etruria è un tipico esempio di cultura antica che possiamo conoscere quasi esclusivamente attraverso le arti.


Nel Rinascimento i Tirreni vengono usati dalla Repubblica Fiorentina come antesignani del potere Toscano, e nell’Ottocento ricevono le attenzioni degli storici e degli amanti del mistero. Le loro origini vengono dibattute per secoli, ma anche i recenti studi del 2021 sul loro DNA li confermano come autoctoni del centro Italia. La cultura etrusca si afferma tra il Mille e l’Ottocento avanti Cristo, quando Egizi, Fenici e Greci erano protagonisti del Mediterraneo, si stabilizza la cultura etrusca. L’Etruria è infatti considerata una delle grandi potenze mediterranee: alcune città come Firenze, Pisa, Siena o Bologna sono di fondazione etrusca. Mantova, per esempio, prende il suo nome da uno dei demoni dell’Ade etrusco: Manth. Dall’attuale Toscana, la cultura si estende fino in Campania. Gli studi archeologici li legano alla cultura Nuragica della Sardegna, alla Corsica, ai Falisci. Si è potuto ricostruire qualcosa sulla storia dei loro rituali, della musica e degli spettacoli grazie ai manufatti, studiando terrecotte, gioielli, vasellame, oggetti di uso comune e opere d’arte.


Come è normale per l’antichità, poco si sa sulla pittura etrusca. Quella conservata è, anche qui, quella parietale, e dimostra il gusto degli etruschi per l’horror vacui - il terrore degli spazi vuoti - l’illusionismo e la mimesis della natura. La religione etrusca è basata su un politeismo di predestinazione: le divinità, sovente ostili e demoniache, erano consultabili solo attraverso la lettura del mondo naturale, per esempio con l’interpretazione delle viscere degli animali, la lettura del volo degli uccelli da parte dei sacerdoti Àuguri, o la libanomanzia, che prevedeva il futuro osservando i fumi degli incensi. È grazie alla natura che gli etruschi potevano combattere il loro timore delle divinità.


Una delle forme d’arte che più ci racconta qualcosa di questa popolazione di ancestors è la ritrattistica. Il culto degli avi è uno dei pilastri della cultura etrusca, dando perciò una grande importanza all’arte funeraria, dove i volti dei defunti potevano essere sigillati nella pietra conservandosi in ottimo stato fino ai giorni nostri. Gli etruschi sono stati considerati da alcuni archeologi tra i primi nell’Occidente europeo a rappresentare gli individui con caratteristiche personali, con un proto-realismo che si discosta dall’idealizzazione degli dèi greci.


Anche se ai nostri occhi possono sembrare comunque semplici e impersonali, alcuni particolari di questi ritratti, come i gioielli indossati, le pettinature e la decorazione degli abiti, donano quel tono particulier, privato, alle statue. Questa caratteristica è ben visibile se compariamo due opere differenti in termini di realismo: il famosissimo Sarcofago degli Sposi di Villa Giulia a Cerveteri, conservata al Louvre, datata VI secolo a.C., è ancora molto stilizzato, come è d’altronde lo stile usato per la sua realizzazione, allineandosi con la tipologia in voga all’epoca.




Nella Tomba di Iside, a Vulci, il tono è invece più personale anche perché lo stile della scultura è originale, diverso da quello del suo contesto artistico. L’irregolarità dei ritratti, inoltre, secondo l’archeologia contemporanea è sintomo della volontà di rendere più umani questi volti. Non essendoci fonti scritte, non possiamo sapere se questa fosse una persona in particolare ma possiamo ipotizzare che la volontà dell’artista etrusco fosse quella di rappresentare una persona vera.



Ancora più individualizzato è l’Uomo etrusco del III secolo a.C. conservato al Museo Archeologico Nazionale di Firenze:



Una particolare tipologia di oggetti ci racconta di più sulla cultura etrusca: gli specchi.

La loro passione per il ritratto potrebbe ricondursi anche alla loro attenzione per l’aspetto estetico e la loro affezione agli specchi. Nel mondo sono conservati tra i tre e i quattromila specchi etruschi, ritrovati per lo più nelle tombe e decorati con figure che gli conferivano poteri profetici. Grazie alle incisioni sul retro di questi oggetti di toeletta si conoscono miti e rituali etruschi.


Gli specchi etruschi sono stati ritrovati in maggioranza nelle tombe femminili. Si contano solamente quattro tombe di uomini contenenti uno specchio, ma come fa giustamente notare l’archeologa Alexandra Carpino, vista l’enorme quantità di reperti portati alla luce tra Otto e Novecento è possibile che gli archeologi europei, influenzati dagli stereotipi di genere contemporanei, abbiano a lungo dato per scontato che, trovando uno specchio, la tomba si riferisse ad una donna. Le storie rappresentate sul retro degli specchi possono essere anche scene di guerra, e anche qui gli stereotipi hanno confuso gli storici: perché le donne avrebbero dovuto volere delle rappresentazioni guerresche? Dato che il popolo etrusco fu in guerra anche per interi secoli, le donne erano fortemente a contatto con quel mondo, e la rappresentazione dei conflitti e dei miti ad essi legati aiutava tutta la società, mogli e figlie comprese, ad affrontarli con coraggio.



Specchio etrusco che raffigura l'aruspice Calcante mentre esamina i visceri di un animale sacrificato


Bibliografia


Alexandra A. Carpino, Portraiture

Richard Daniel De Puma, Mirrors in Art and Society

in Jean MacIntosh Turfa (a cura di), The Etruscan World, Routledge, Londra e New York, 2013


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