• Sofia Schubert

Estetica di una rivoluzione : il muralismo messicano di Siqueiros

“Noi non diciamo che la nostra è la migliore pittura del mondo, diciamo solo che la nostra posizione estetica è la più costruttiva del mondo”

D. Siqueiros, A un giovane pittore messicano, 1967


Così David Alfaro Siqueiros, negli anni Sessanta, definisce la pratica del muralismo messicano. Siqueiros nasce il 29 dicembre del 1896 a Santa Rosalia di Camargo, nello stato di Chihuahua, in Messico. Inizia a studiare pittura sotto la guida di Edoardo Solares Gutérrez (1888-1941) pittore e muralista messicano, e si iscrive qualche anno dopo alla Scuola Nazionale di Belle Arti, a Città del Messico. Il suo percorso accademico viene interrotto nel 1913, quando alcuni istituti della città vengono chiusi in seguito alle agitazioni studentesche. Già nei suoi anni di formazione, matura la sua idea di arte come impegno intellettuale e militante. Vive infatti in prima linea la vita politica del suo paese, partecipando fin dal 1914 alle manifestazioni contro il generale Victoriano Huerta, autore di un colpo di stato che porta alla destituzione del presidente Francisco Madero, del partito Costituzionale Progressista.


Questo impegno, del resto, permea tutto il movimento del muralismo messicano, definito da Marco Rosci “l’arte e l’ideologia dell’affresco contemporaneo monumentale”, che sorge tra il 1910 e il 1920 come riflesso e affermazione del pensiero di un gruppo formato da diverse personalità artistiche: accanto a Siqueiros abbiamo infatti Diego Ribera, José Clemente Orozco e molti altri. È il linguaggio artistico della rivoluzione messicana, alimentato dagli esponenti del movimento marxista, che considerano il muralismo come la forma più adatta per comunicare con il popolo e che guarda al recupero della tradizione pre-ispanica delle grandi raffigurazioni di affreschi posti fuori dagli edifici. Con le parole di Mark Coffey: “La tradizione messicana è una scintilla che oscilla tra due poli, quello indiano e quello spagnolo. Fin dai tempi della conquista, l’elemento indiano ha rappresentato un simbolo di integrità nazionale, e secondo l’opinione di chi al potere, un simbolo di disordine.”


I temi principali sono per la maggior parte di matrice storica e raccontano la sottomissione delle civiltà precolombiane, la conquista coloniale spagnola e la finale liberazione del popolo messicano dalle pesanti influenze straniere, raggiunto con la rivoluzione del 1910. Nei murales di Siqueiros, per cui l’arte non è mai fine a sé stessa, la pittura diventa strumento di una più grande battaglia, quella di liberazione del popolo dalle classi dominanti. Per questo ritroviamo nel tocco di Siqueiros la continua ricerca di un linguaggio iconico di grande forza comunicativa che sia in grado di coinvolgere grandi strati popolari, protagonisti di un’estetica al servizio della loro lotta. Uomini e donne, lavoratori e lavoratrici, sono immersi in grandi paesaggi caratterizzati da una natura potente, maestosa ed insieme spaventosa. La presenza del paesaggio diventa una sorta di narrazione simbolica, che vuole raccontare la vita di un mondo primitivo ed ideale, quello dell’America Latina pre colonizzazione, dove anima e natura ancora erano inscindibili.


David Alfaro Siqueiros, Autoritratto, 1961

L’altra grande produzione di Siqueiros, anche se rimasta più di nicchia rispetto ai murales, è quella delle litografie, che nascono dalla stessa poetica e sensibilità, descrivendo i contadini e gli abitanti dell’America Latina come protagonisti di nuovi miti, come l’Eroe contadino o la Bambina madre del 1936. Ed anche nelle litografie ritroviamo i paesaggi del mito che a volte diventano protagonisti à sé. Da sottolineare la scelta cromatica, quasi sempre costituita da un rigoroso bianco e nero, volto a sottolineare suggestivi chiaroscuri. Le incisioni coprono gran parte della sua produzione artistica: la più antica è del 1930, la più recente del 1973 e sono per la maggior parte state collezionate da Mario de Micheli, critico d’arte genovese, grande amico di Siqueiros, con il quale condivide i principi di impegno sociale dell’arte.


La visione di Sequeiros è in sintonia con l’opera di Pablo Neruda, ed in particolare con il suo poema Canto General, nel quale lo scrittore cileno canta l’America Latina e la sua storia collettiva, attraverso la narrazione dei luoghi e dei miti della terra. Il riferimento all’opera di Neruda prende vita anche dalla lunga amicizia dei due artisti, consolidata durante la Guerra di Spagna (1936-1939), dove vengono entrambi coinvolti. Sempre Neruda aveva aiutato Siqueiros dopo la sua condanna all’esilio del 1940, in seguito alla sua diretta collaborazione nel tentativo di attentato a Trotsky. Neruda era console in Messico ed aveva aiutato il pittore ad ottenere un visto per rifugiarsi in Cile. Un altro momento di amicizia fra il poeta e il pittore era stato quando Neruda aveva lasciato il Cile nel 1948, dopo che il governo di Gabriel Gonzalo Videla aveva dichiarato fuorilegge il Partito Comunista e si era rifugiato in Messico, dove aveva stampato la prima edizione del Canto General, a cui oltre che Siqueiros aveva collaborato anche Diego Rivera.


Dopo l’affermazione degli anni Venti, l’esperienza dei muralisti messicani inizia ad esercitare un importante ruolo nel mondo culturale e artistico statunitense e non solo, arrivando ad influenzare nel 1935 le politiche sociali del new deal roosveltiano, che include i muralisti messicani nei suoi progetti pubblici per l’arte. Ne sono testimonianza le commissioni per la realizzazione di murales affidati a Rivera, Orozco e Siqueiros, nella Scuola di Belle Arti di San Francisco nel 1930, nella Nuova Scuola per le Ricerche Sociali di New York, nel 1931, e l’esperienza di Siqueiros con il Gruppo di pittori muralisti a Los Angeles, nel 1932. Durante gli stessi anni, Siqueiros viaggia in Europa per perfezionare la sua formazione e visione artistica. Visita la Spagna, il Belgio e soprattutto l’Italia dove ritrova ispirazione nelle possenti figure degli affreschi di Michelangelo e nelle composizioni panoramiche di Tintoretto, entrambi coerenti con la monumentalità e la drammaticità dei suoi murales.


Nella sua opera dedicata al rinascimento della pittura murale messicana, Jean Charlot scrive che : “Assistere alla nascita di uno stile nazionale è un evento raro, che vale la pena ricordare quanto la nascita di un vulcano” e Siqueiros, con Rivera, Orozco e tutti gli altri, forse hanno davvero avuto la capacità di fare vibrare la vocazione artistica e sociale attraverso un paese intero.

Si ringrazia lo Spazio Aref di Brescia per le fonti ed i consigli, https://aref-brescia.it/



Bibliografia


Serge Fauchereau, Les peintres mexicains, 1910-1960 : La révolution, les calaveras, Diego Rivera, le muralisme, le stridentisme, Orozco, Siqueiros, Paris, New York, les Contemporaneos, l'Atelier de gravure populaire, Frida Kahlo, Rufino Tamayo, le surréalisme, la Ruptura, Paris, Flammarion, 2013


Roberto Ferrari, Francesca Pensa (a cura di), Roberto Ferrari, Francesca Pensa, Gioxe de Micheli (testi di) , La realtà e il mito. Le litografie di David Alfaro Siqueiros della collezione De Micheli (catalogo d’esposizione), Aref, Brescia, 2019


Leonard Folgarait, So far from Heaven : David Alfaro Siqueiros' The March of Humanity and Mexican revolutionary politics, Cambridge University Press, 1987

Leonard Folgarait, Mural painting and social revolution in Mexico, 1920-1940 : art of the new order, Cambridge University Press, 1998




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