• Edi Guerzoni

Eleonora di Toledo: la moda è politica

Aggiornamento: feb 15

Nella seconda metà del Cinquecento il ducato di Firenze si afferma tra gli stati italiani più all’avanguardia nel mecenatismo artistico, nella produzione letteraria e nel lancio delle mode. L’ostentazione di un determinato accessorio o tessuto non era solo un’espressione del gusto, ma anche della propria appartenenza politica. Dal finire del Quattrocento il mercato dei tessuti aveva implementato enormemente la produzione, grazie all’aumento delle importazioni delle materie prime e alla fabbricazione di tessuti misti. L’aristocrazia faceva in modo che ogni abito e gioiello indossato fosse simbolo del loro potere, delle loro origini, delle loro alleanze.


Nel 1516 Carlo V d’Asburgo, già imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, diventa re di Spagna. Di lì a una cinquantina d’anni, la moda che imperversa in tutta Europa diventa quella alla spagnola, che non era altro che la moda imperiale, o meglio, austro-ispanica. Alla corte di Spagna cresce Eleonora di Toledo (1522 - 1562). Suo padre è il viceré Pedro Alvarez de Toledo, che porta la figlia a Napoli quando compie dieci anni.

Intanto, a Firenze, anche il giovane Cosimo I de’ Medici (1519 - 1574), negli anni Venti del Cinquecento veste alla spagnola per farsi ritrarre da Pontormo (1494 - 1557), discostandosi dalla moda alla francese, l’altra concorrente del mercato europeo dei tessuti dell’epoca. Forse, per far colpo sull’Impero. La moda toscana rimane però lontana da quella imperiale per diversi anni. Cosimo I era il promesso proprio a Eleonora di Toledo, che quando compie vent’anni lo sposa con un matrimonio celebrato per procura. Il motivo è politico: Eleonora è un legame con l’Impero fondamentale per il ducato di Toscana.


Quando Eleonora di Toledo entra trionfalmente a Pisa come duchessa, porta un abito di seta nero ricamato d’oro, sfoggiando ciò che viene subito definito nelle fonti dell’epoca «un fasto spagnolesco». Appena arrivata, com’era consuetudine, posa per il ritratto ufficiale di matrimonio. A dipingerlo è l’allievo di Pontormo, Agnolo Bronzino (1503 - 1572), che aveva forgiato la sua carriera sulla ritrattistica, e nel 1539 ottiene la prima grande commissione per Palazzo Vecchio, proprio da Cosimo I ed Eleonora.

Il suo stile è quello che fu chiamato manierismo per via del virtuosismo pittorico molto formale che si sfogò, a partire da Michelangelo, con soggetti carichi di allegorie e metafore. Lo stile manierista si applica perfettamente alla rappresentazione minuziosa di abiti e accessori, che nei ritratti dovevano rappresentare simbolicamente la personalità dei committenti. Per il matrimonio Bronzino dipinge un mezzobusto di Eleonora che è un esemplare ritratto di stato, dove la protagonista non manifesta nessuna emozione e in posizione ieratica fissa lo spettatore, esprimendosi solo con la qualità del ritratto e l’attenzione all’abbigliamento. In questo primo quadro la duchessa di Firenze sfoggia dei guanti di seta blu alla spagnola.


La moda toscana o imperiale si può conoscere anche grazie ai ritratti firmati da Bronzino, ma anche grazie alle fonti dei Guardaroba di corte. La Guardaroba medicea è stata studiata da Bruna Niccoli e Roberta Orsi Landini, che hanno analizzato i Giornali di entrata ed uscita, per scoprire (nel disordine) le quantità dei tessuti acquistati, le consegne fatte dai cortigiani a sarti, artigiani e ricamatori. Lo studio di questi registri è stato incrociato con l’inventario redatto dopo la morte di Eleonora di Toledo, dove gli abiti furono descritti nel dettaglio, aiutando a conoscere i cambiamenti della moda tra 1540 e 1580.


La moda spagnola si allontanava dalla seriosità dei colletti a fascetta, che pudicamente coprivano il collo. Erano in voga invece colli quadrati molto ampi, che mostravano collo e petto. Eleonora importa a Firenze anche le acconciature basse, e i suoi abiti influiscono sull’assottigliamento del busto, che portò alla ribalta la figura a clessidra. Le maniche e le spalline erano riccamente decorate, e i colori erano saturi e si preferivano le tinte unite. Eleonora, inoltre, amava andare a cavallo e per questo si fece confezionare delle cappe impermeabili e dei calzoni. Lottò tutta la vita contro la tubercolosi, ma pur di affrontare le sue apparizioni pubbliche, fece realizzare un busto di metallo che la supportasse.


Una consuetudine della corte rinascimentale era che la moglie, nuova arrivata, rispettasse le regole e le usanze del posto, anche per quanto riguarda l’abbigliamento. Eppure, nella seconda metà del Cinquecento, alcune spose s’impongono sulle nuove corti e ostentano la moda delle loro tradizioni per rivendicare appartenenza e lealtà alle proprie origini politiche. Eleonora non solo si veste e si fa ritrarre alla spagnola ma influenza la moda di tutta la corte, ottenendo per questo un gran numero di nemici. Si sposa nel 1539, e almeno fino al 1550 il suo stile rimane immutato: la cuffia, il collo squadrato, la zamarra, il saio, il velluto e la seta sono i must have di una dama del periodo, perché sono le cose che porta Eleonora di Toledo. D’altro canto, i critici si lamentano che questo vezzo non faccia altro che sminuire il potere fiorentino. Per molti fiorentini Eleonora di Toledo, con la sua moda alla spagnola non fa che ribadire la sottomissione del ducato all’impero di Carlo V. Intanto, nel 1543 nasce il figlio Giovanni di Cosimo ed Eleonora. Due anni dopo a Bronzino viene commissionata una nuova opera, dove madre e figlio appaiono insieme.


Agnolo Bronzino, Ritratto di Eleonora di Toledo col figlio Giovanni, olio su tavola, 1545 circa

L’abito è una seta bianca con delle decorazioni broccate in oro e un ricamo damascato di velluto blu. Sulla parte frontale dell’abito i broccati rappresentano la figura stilizzata del melograno, simbolo di fertilità e ricchezza. Anche l’abito del figlio Giovanni è dettagliatissimo: Bronzino rende in pittura il tessuto cangiante dell’abitino. Eleonora non sfoggia nessun anello sulla mano in primo piano, ma il collo è decorato da un medaglione, una collana di perle e il tradizionale colletto di origine spagnola, quadrato e ricamato con le perle. A coronare il tutto, la cuffia, anch’essa di perle. Dopo la morte di Eleonora, le fonti hanno tramandato che fosse stata sepolta proprio con quest’abito. Una serissima campagna di restauro, che ha studiato sia il cadavere che l’abito della Granduchessa, ha però smentito questa ipotesti, anche se si trattava comunque di un abito bianco.

Fino alla fine dei suoi giorni Eleonora si comporta e si veste per affermare le proprie origini e la propria appartenenza al Sacro Romano Impero, senza sottomettere la propria estetica a quella della nuova corte, solo come una vera role model saprebbe fare.


Bibliografia


Bruce L. Edelstein, Nobildonne napoletane e committenza: Eleonora d'Aragona ed Eleonora di Toledo a confronto, Quaderni storici 104 (XXXV, 2), agosto 2000, p. 295-329

Janet Cox-Rearicj, Mart Westerman Bulgarella, Public and Private Portraits of Cosimo de' Medici and Eleonora di Toledo: Bronzino's Paintings of His Ducal Patrons in Ottawa and Turin, Artibus et Historiae, vol. 25, n. 49, 2004, pp. 101-159

Janet Cox-Rearicj, Power-Dressing at the Courts of Cosimo de' Medici and François I: The "moda alla spagnola" of Spanish Consorts Eléonore d'Autriche and Eleonora di Toledo, in "Artibus et Historiae", Vol. 30, N. 60, 2009, p. 36-39

Janet Cox-Rearici, Bronzino's Chapel of Eleonora in the Palazzo Vecchio, University of California Press, Berkley and Los Angeles, 1993

Chris Breward, Fashion, Oxford History of Art, Oxford, 2003

Roberta Orsi Landini, Bruna Niccoli, Moda a Firenze 1540 – 1580. Lo stile di Eleonora di Toledo e la sua influenza, Edizioni Pagliai Polistampa, Firenze, 2005

124 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti