• Sofia Schubert

Dora Maar, mai più ''la donna che piange''


“Sfinge enigmatica”, la musa folle, inquieta e instabile, sedotta e abbandonata dal pittore del secolo. Queste sono le parole che hanno spesso descritto una delle più grandi fotografe del Novecento. Ma Dora Maar è stata ben altro che “la donna che piange”.


Henriette Theodora Markovitch nasce a Parigi nel 1907. Il padre è un importante architetto croato che lavora fra Buenos Aires e Parigi, la madre proviene da una famiglia francese profondamente cattolica. Theodora, Dora, cresce tra le due capitali, sensibile ai diversi paesaggi urbani, alle correnti architettoniche e artistiche. A Parigi studia all’École d’Arts Décoratifs, dove conosce Jacqueline Lambda, futura moglie di André Breton, e poi all’Ecole de Photographie de la Ville.


Anche a Parigi gli anni Trenta sono anni di crisi economica, durante i quali Dora si dedica alla fotografia di strada. Il mondo delle strade parigine è un mondo ormai sprofondato nella povertà, fatto di vagabondi, di madri sole con figli piccoli e di squallore. Dora dedica molto tempo nella Zone, un’area periferica fatta di terreni incolti, una sorta di bidonville popolata da gente poverissima. Qui il paesaggio è scandito da lunghe file di baracche di legno, metallo e cartone, le case di chi è stato spinto ai margini della società dallo sviluppo urbano e dalla speculazione immobiliare, la famosa gentrificazione di cui parliamo ancora oggi. Dora prende coscienza, da giovane borghese, della disuguaglianza sociale e del malessere diffuso. Si schiera dalla parte dei dimenticati, declinando i suoi ritratti secondo una visione quasi onirica, magica, per sottolinearne la surrealtà.


È una delle poche donne in ogni attività e pratica a cui si dedica. Ma si alza e prende sempre la parola, fra i surrealisti come nei movimenti politici ai quali partecipa, fra cui Octobre Contre-Attaque. Contre-Attaque è un movimento anticapitalista di critica al parlamentarismo borghese, promuove l’espressione sessuale al di là dei freni inibitori e la liberazione dei bambini dalla tutela dei genitori, è ispirato da Fourier e Nietzsche. Viene fondato da André Breton e Georges Bataille, ma si dissolve presto a causa della forte vena fanatica che non convince la gran parte dei sostenitori.


E poi anche Dora Maar arriva ai café della Place Blanche di Parigi, dove in quel periodo fervono i Surrealisti. Ci arriva un pò grazie all’amica Jacqueline, che sposerà nel 1934 André Breton e un pò per la sua naturale indole verso tutto ciò che è misterioso, magico, mistico e soprannaturale. “La realtà non è mai una sola” questo è uno dei mantra surrealisti, che Dora già incarna con le sue fotografie di strada. Monumenti visti da punti di vista insoliti, forme animali che si confondono nel paesaggio urbano, manichini che sembrano essere umani. Dora Maar gioca anche con gli sguardi: occhi chiusi e spalancati come sinonimo del mondo reale e di quello onirico, del mondo cosciente e dell’inconscio. Tutto assolutamente surrealista. Diventa famosa, riceve incarichi, fa mostre e pubblicazioni ed inizia ad usare tecniche sperimentali: la solarizzazione, la sovrimpressione ed il fotomontaggio.


È Paul Eluard nel 1936 a presentarle Pablo Picasso durante la proiezione del film Il delitto del Signor Lange di Jean Renoir. Pablo Picasso sta ancora divorziando da Olga Koklova ed è già amante di Marie-Thérèse Walter. La storia narra che Dora abbia conquistato Pablo giocando a piantare un coltello sul tavolo nello spazio fra le dita. La storia narra anche che Pablo abbia conservato per tutta la vita in una vetrina i guanti neri a fiori rosa che Dora si era poco prima sfilata per giocare. Lui la chiama “Dora mia” lei lo chiama “Picasso” o “Maestro”.


La loro è una storia tormentata, di due personalità fortissime e geniali. È anche una relazione che cambia la storia dell’arte. È con Dora che Pablo dipinge nel 1937 Guernica, lei ne documenta il lavoro, lasciandoci un archivio ricchissimo sulla genesi di questo capolavoro. E secondo molte fonti, sarebbe Dora ad aver sensibilizzato Pablo sulle tematiche politiche dell’attualità. Sempre nel 1937 Dora Maar fa posare Pablo Picasso con un cranio di mucca trovato su una spiaggia, esprimendo quella vena di primitivismo comune ad entrambi. Ed è durante la relazione che dalla fotografia, Dora passa alla pittura e non l’abbandona più fino alla sua morte.


Ma arriva la guerra, il padre di Dora scappa in America Latina per paura di essere scambiato per ebreo e la madre muore in carcere per un’emorragia cerebrale. Pablo Picasso conosce Françoise Gillot e quella che doveva essere una breve storia di sesso diventa qualcosa di serio e profondo. Nel 1945 l’instabilità psichica di Dora Maar sfocia in una crisi psicotica. Pablo Picasso e Paul Eluard la fanno ricoverare nella Maison de Santé di Saint-Mandé, dove la pittrice inizia un lungo trattamento con Jacques Lacan. Trova due strade per affrontare la sua crisi : la pittura e la religione. Crisi dovuta non solo al tradimento del compagno, come spesso invece si è detto, ma anche a tutte le altre esperienze che nel tempo hanno provato un’anima sensibile ed osservatrice come la sua. Dipinge molto e riesce a discostarsi dal canone cubista del suo maestro, preferendo sempre di più le nature morte. Si ritira, abbandona la vita da socialité e di dedica alla pittura, alla meditazione, alla solitudine.


Dora Maar muore il 16 luglio 1997, lascia circa duemilacinquecento fotografie. È una delle poche fotografe donne del tempo professionalmente riconosciute, è attivista politica, personalità sociale e poi cattolica fervente. Alice Rahon, nel 1935 la descrive così : “Dora Maar, che risveglia i grandi fantasmi senza volto sui loro troni sotto le arcate solitarie fin dove si spinge lo sguardo”.







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