• Raytrayen Beakovic Lauria

Arte Irregolare, Outsider Art, Art Brut: tre sfaccettature nella figura di Mauro Gottardo

Aggiornamento: 9 mag

Regole.

1. Gli oggetti sono una tavolozza.

2. Chi cerca trova l’equilibrio

3. La colla dopo l’uso va tappata

(Adolfo Amateis)


Art brut, outsider art, arte irregolare, una serie di nomi per cercare di definire una corrente indefinita. Fin dalle sue recenti origini, ogni paese e ogni cultura hanno cercato di tradurla, inquadrarla in una parola. Ma quando il processo creativo e il prodotto sono così vari, inaspettati e fuori dall’ immaginativo razionale, è difficile se non impossibile trovare un unico termine universale per spiegare la vastità e varietà più immensa. Così come i prodotti anche le persone identificate nell’artista sono le più variegate, con un fil rouge che le accomuna: un’immaginazione che va aldilà del pensiero razionale e dall’immaginario della società contemporanea, chiusa nelle sue leggi e nella sua amministrazione, dove non c’è spazio alla liberazione della fantasia e della creatività.


Il termine Art Brut nasce nel 1945 a Parigi. Fu Jean Dubuffet a inventarlo, con l’obiettivo di dare un nome alle produzioni artistiche che venivano realizzate da non professionisti, giovani o anziani, dell’ospedale psichiatrico, da carcerati o da autodidatti viventi ai margini della società. Persone, fuori dal mondo dell’arte accademico tradizionale, che creano senza considerare le norme estetiche convenzionali. Un’arte spontanea, senza pretese di autodefinizione; un’arte caratterizzata dalla libertà di espressione e di rottura con i canoni imposti, sia dal punto di vista poetico, che di gusto e di realizzazione vera e propria. Anche i materiali utilizzati e il modo di impiegarli è spesso non convenzionale e nonostante ciò, questo venir meno alle regole e alla razionalità dà alla luce delle opere d’arte complete in tutti I loro attributi. Definita specificatamente così dal pittore:


“L’Art Brut designa lavori effettuati da persone indenni di cultura artistica, nelle quali il mimetismo, contrariamente a ciò che avviene negli intellettuali, abbia poca o niente parte, in modo che i loro autori traggano tutto (argomenti, scelta dei materiali, messa in opera, mezzi di trasposizione, ritmo, modi di scritture, ecc.) dal loro profondo e non stereotipi dell'arte classica o dell'arte di moda.”


Il Sinonimo inglese fu coniato, nel 1972, dal critico inglese Roger Cardinal. Ma se il termine francese era abbastanza specifico, questo era più ampio, andando ad includere anche gli autodidatti o i creatori di Arte naïve mai istituzionalizzati.


In Italia il termine è stato prima brutalmente tradotto dal francese come Arte Grezza e poi, in seconda battuta, è mutato in Arte Irregolare grazie a a Bianca Tosatti, creando così un termine il più inclusivo possibile e che abbracciasse tutte quelle opere che sono caratterizzate da un creatore o creatrice con disagio psichico e non, e insieme, quei tipi di prodotti che vedono utilizzati materie e processi di produzione non consoni a quello che è il mondo artistico tradizionale. L’interesse ha origini con Michael Noble, un soldato scozzese che nel 1944 arrivò in Italia come ufficiale (e spia) del Psycological Warfare Branch, e che nel 1957, nell’ospedale psichiatrico di san Giacomo della Tomba presso Verona, diede vita a un atelier per malati mentali e tra di loro scoprì Carlo Zinelli, uno dei più noti artisti irregolari.


Se nel resto d'Europa questo tipo di arte ha ormai acquisito un suo status quo indipendente e affermato, in Italia non se ne parla ancora abbastanza.

Il mondo dell’arte tradizionale e i suoi soggetti motori principali, critici, studiosi del settore, istituzioni, non sono ancora del tutto pronti a rompere gli schemi con il gusto tradizionale e la tradizione antica fatta di maestri, scuole e botteghe, forse per timore di tradire, in una qualche maniera, la nomea occidentocentrica di culla del patrimonio artistico mondiale.

Nonostante ciò oggi in Italia l’interesse verso questa espressione sta proliferando anche in diversi ambiti, fondendo così ancora una volta le discipline e rendendo l’arte non più una cosa a sé stante ma una contaminazione di saperi e ricerche differenti, rendendola così ancora una volta interdisciplinare,sociale e dal basso.


Una delle figure che più si sono dedicate al tema è Bianca Tosatti, storica dell’arte e curatrice contemporanea originaria dell’Emilia Romagna. La prima istituzione vera e propria fondata e dedicata all’Arte Irregolare è stato, nel 2008, l’Osservatorio Outsider Art, nato come laboratorio di ricerca presso l’Università di Palermo da Eva di Stefano una docente di storia dell’Arte contemporanea, consolidato poi in associazione culturale no profit. In seconda battuta, nel 2013, a Sospiro vicino a Cremona è stato istituito il MAI Museo dedicato all’Arte Irregolare, di cui Bianca Tosatti è stata fondatrice e direttrice. Torino, e i suoi dintorni, è la terza area dove si è sviluppato maggior interesse verso questo tipo di ricerca artistica incontrando così artisti e artiste di notevoli capacità. In città e dintorni ci sono importanti collezioni pubbliche dedicate, cosa rarissima in Italia: quelle di Art Brut del Sistema Museale di Ateneo dell’Università degli Studi e dell’Ex Ospedale Psichiatrico di Collegno, e la raccolta civica di Arte Irregolare con l’archivio Mai Visti e relativa pinacoteca con un deposito di circa 30.000 opere.


Tra differenti e numerosi personaggi di spicco, presenti nelle collezioni torinesi, c’è Mauro Gottardo, nato a Bardonecchia nel 1965, ha frequentato l’Istituto Professionale dove si è specializzato in diverse tecniche di stampa e ha lavorato come docente di serigrafia e come tipografo. Vive a Torino ed è, in Italia, il maestro indiscusso dell’utilizzo della penna a sfera, le tradizionalissime penne bic. Con questo semplice strumento riempie rotoli di carta, perlopiù riciclata o materiale di riuso come documenti dell'ospedale psichiatrico o le buste dell’ASL; creando in modo sfrenato una quantità di opere illimitate oltreché ad una produzione unica di libri d'autore inediti e, quelli che autodefinisce, scotchages, collages fatti di pezzi di giornale presi e decontestualizzati. Lavorando come un miniaturista medievale, in assoluta solitudine; conservando in maniera maniacale tutte le sue produzioni e senza avere come fine ultimo l’esposizione. Caratterizzato da un tratto preciso e da figure che spaziano dall’ iper realismo a forme stilizzate, realizza cicli narrativi che hanno la funzione di manifesti, densi di riferimenti simbolici. Tutti i suoi lavori sono caratterizzati da citazioni letterarie, scientifiche e storico politiche.



Gottardo, Epifania Blu, courtesy Maroncelli


Le sue opere più emblematiche sono i lunghissimi rotoli, che compongono un ciclo unico, come per esempio quello intitolato Apocalisse Psicosomatico, un’opera dei primi anni 2000, realizzata in biro e colla, che complessivamente trasmette un senso di mistero misto ad inquietudine.



Di se ha scritto: "...Disegno su rotoli di carta (quasi sempre fatti di singoli fogli uniti l’uno all’altro) poiché ciò mi consente di far circolare a vuoto delle immagini mancando le relazioni di profondità tra esse, isolando oppure reiterando una figura (sottraendo il nesso narrativo, parodiando uno stile) il rotolo si richiude su se stesso, un circuito paradossale dove ovviamente tutto inizia dalla fine.’’



Mauro Gottardo, Rotolo: The imperverse, Courtesy Maroncelli


Le carte di Gottardo vanno osservate, oltreché nella loro interezza, soprattutto da vicino per assaporarne il virtuosismo. Grazie all’utilizzo delle penne bic monocromatiche riesce a creare mezzitoni o colori a tinta unita marcati. Il suo minuziosissimo stile e la sua approfondita conoscenza tecnica danno luogo ad un’illusione tecnica imparagonabile: spesso sembrano interventi tipografici o collage e in realtà è quasi tutto creato a mano e a semplice penna bic.


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