• Edi Guerzoni

Arte in Drag: il cross-dressing nella storia dell’arte


Cosa possono insegnarci un quadro, una foto o uno spettacolo teatrale sulla storia del crossdressing?


Il polacco Władysław Czachórski è un pittore dell’arte cosiddetta accademica, una corrente artistica che si basava sullo stile delle Accademie di Belle Arti europee. Uno dei suoi soggetti preferiti erano le scene del teatro di Shakespeare.


Nel dipinto Amleto convoca gli attori, del 1875, Amleto sta spiegando agli attori di una compagnia teatrale quale pièce dovranno portare in scena: L’assassinio di Gonzago. Czachórski è fedele alla regola che vietava alle donne di salire sul palcoscenico: il personaggio vestito in verde sulla destra, in fondo al quadro, è infatti un uomo, vestito da dama del Quattrocento.


Non è un caso che il quadro sia dell’Ottocento. È proprio verso la metà di questo secolo che viene utilizzata sempre più spesso la parola drag. Una delle radici etimologiche del termine vuole che si usasse il verbo to drag, trascinare, per descrivere il movimento degli attori che trascinavano le loro pesanti sottogonne sul palcoscenico per interpretare ruoli femminili.


La tradizione europea che vietava alle donne di recitare risaliva all’antichità, ed era condivisa anche con altre culture, come quella degli Onnagata giapponesi. Durante tutto il medioevo si continuò a sovvertire i ruoli sociali, mascherandosi con i simboli di genere diversi dal proprio, approfittando del teatro e delle manifestazioni religiose come il Carnevale.


A partire dal Seicento nasce in Francia la figura del Travesti, interprete dell’opera lirica - barocca e classica - che interpreta ruoli femminili con gli abiti considerati più consoni al personaggio. Queste figure potevano essere uomini che avevano subito la violenza della castrazione in giovane età per mantenere per sempre la voce bianca. Come il soprano Farinelli, performer di grande fama che si esibì alle corti di Italia, Inghilterra e Spagna.


Nell’Ottocento il crossdressing inizia ad affermarsi anche come pratica privata.. A partire dal 1870 sono numerose le fotografie che ritraggono le prime Drag Queen e i primi Drag King della contemporaneità: si possono trovare giovani ragazzi di Yale vestiti da ballerine per un party, oppure comunità lesbiche e bisessuali per distruggere gli stereotipi e le costrizioni della moda.


Se all’inizio è il teatro il luogo preferito per sovvertire la norma degli abiti considerati maschili o femminili, dal Novecento è il mondo delle avanguardie ad accogliere questo sconvolgimento. Resta indimenticabile il servizio dadaista di Man Ray a Marcel Duchamp che interpreta la front girl del profumo Belle Haleine, Eau de Voilette con il suo alter ego in drag: Rrose Sélavy.


Seppur spesso per ragioni non troppo inclusive, come nel caso del teatro, il mondo dell’arte è stato un ambiente in cui era più facile scardinare le norme legate all’abbigliamento e alle sue connotazioni di genere.


Per questo motivo l’arte del crossdressing accoglie, probabilmente sin dagli inizi, le comunità gay e queer che si sentono a proprio agio nel rivendicare la propria estetica e la propria identità.


l mondo delle Drag Queen esplode dal secondo dopoguerra: l’ambiente queer underground, sempre più liberato, continua ad accogliere l’arte del crossdressing nella sua comunità, come racconta il leggendario documentario di Jennie Livingstone del 1990: Paris is Burning.

Dal teatro di Shakespeare ai Balls della Vogue, il messaggio dell’artista in drag è sempre il medesimo: i vestiti non hanno genere!


Bibliografia


Holly Devor, Cross Dressing Then and Now, in "The Journal of Sex Research", vol. 30, no. 3, 1993, pp. 289–291

Robert L. A Clark and Claire Sponsler, “Queer Play: The Cultural Work of Crossdressing in Medieval Drama, in "New Literary History", vol. 28, no. 2, 1997, pp. 319–344


Abigail Joseph, Dress and Drag around 1870 in Exquisite Materials: Episodes in the Queer History of Victorian Style, University of Delaware Press, 2019, pp. 33-77

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