Art Week Torino 2022

La settimana scorsa a Torino c'eravamo anche noi. Ecco il risultato del nostro passaggio all'Art Week torinese, la nostra recensione cattivissima.


Artissima nasce nel 1994 come fiera di arte contemporanea per diventare oggi un passaggio doveroso per le gallerie italiane e straniere che vogliono arrivare alle fiere più importanti. Quest'anno le gallerie sono 174, poco più della metà straniere, soprattutto europee.


Ad Artissima, nel tempo, si affiancano altre fiere d’arte e così le gallerie, gli spazi indipendenti, i musei, e persino alcune librerie, colgono l’occasione per accodarsi - o prendere le distanze - dall’evento cittadino (forse nazionale) più importante dell’anno per il mondo dell’arte. Ne deriva un’esplosione di openings ed esposizioni quasi sempre lampo. Negli anni a Torino ha preso forma, con la nascita di sempre più nuovi format ed eventi collaterali, una vera e propria settimana dell'arte. L’art week diventa un evento che mobilita tutte le persone che lavorano nel mondo della cultura, che con l’arrivo della pioggia autunnale sanno che per qualche giorno dormiranno poco e berranno tanto.


Iniziamo con un’immagine: quest’anno le borse della K-way che Artissima ha sempre regalato alla press costano venti euro e sono gratis solo per i vip. I tempi cambiano, ma il mood di Artissima resta uguale.


Artissima è diversa da un giorno all'altro. Il giorno della preview è elegante, rilassato, sa di dopobarba e riservatezza, c’è spazio e tempo per fare tutto, si cammina con calma e gli artisti presentano di persona le opere ai collezionisti e ai giornalisti più interessati. In una parola? Sa di privilegio. Dal giorno dopo le porte si aprono alla folla di non addetti ai lavori. Appassionati e dilettanti che sicuramente trovano parole più semplici e dirette per descrivere il mondo dell’arte.


Seconda immagine : una madre che dice al figlio: "deve essere un mondo di merda"


Quello che abbiamo ritenuto da due pomeriggi ad Artissima è stato all’incirca questo: quest'anno c’è molta pittura, forse perché i prezzi dei materiali più costosi sono aumentati ulteriormente o forse perché assistiamo ad un ritorno generale del gusto pittorico. Ma queste sono nostre fantasie. L'anno scorso la pittura astratta era molta, mentre nel 2022 il figurativo è imperante, con diverse figure umane in interni naïf, nature morte, interni, interni ,interni - sarà la vague post pandemica?In ultimo, lanciamo un appello: per favore, basta neon! Anche se a Torino richiamano la tradizione poverista - basta. Ormai è anche una questione ecologica.


Terza immagine : un Bambino urla: “Mamma è vera! Oddio la stavo per toccare!”

Performer: *sorride*


Verso il centro della fiera c’è una gabbia rosa che attira le persone tanto da sentir chiedere se si può entrare. Ma non si può. Ci sta seduto dentro il gallerino (= persona che lavora in galleria ma non è un gallerista / persona tendenzialmente sfruttata). L'art bullshit language ci impedisce di approfondire l'opera in autonomia. Nella stessa sezione siamo felici di incontrare l'opera di un’artista che ci piace un sacco ma alla quale diamo la mail sbagliata.


Dopo Artissima, bisognava decidere dove andare. A volte è stato facile scartare dei passaggi ma abbiamo comunque mantenuto un ritmo sostenuto.

Ripartiamo da via Nizza e ci addentriamo in città.


Una delle più conosciute contro-fiere è Paratissima. Nata nel 2005, è la prima -issima a nascere in controtendenza come fiera autogestita. Nel tempo, tuttavia, la qualità si è abbassata, fino a compromettere l’affluenza alla fiera stessa, soprattutto da parte dei famosi addetti ai lavori. Quest’anno Paratissima si è tenuta negli spazi della Cavallerizza Reale. La cavallerizza dei Savoia è stata per anni il simbolo dell’occupazione di uno spazio abbandonato da anni e riutilizzato in maniera autogestita per creare una forte aggregazione artistica e culturale, gratuita e aperta. Le persone non solo abitavano quel luogo, ma lo mettevano a disposizione per spettacoli, serate, laboratori e scambi. Per anni la Cavallerizza ha anche ospitato HERE, un festival internazionale di arte contemporanea libero ed autogestito. Un’iniziativa che è stato un punto di riferimento nazionale ed internazionale per l’arte autogestito e esterno ai circuiti economici di lucro e speculazione. Dopo lo sgombero la Cavallerizza è oggi proprietà del Comune ed in concessione a Paratissima, e per tornarci tocca pagare il biglietto. E noi non ci siamo andate.


Un fondamentale passaggio è stato invece l’aperitivo gratis Spaghettissima alla Conserveria Pastis, nel quartiere Quadrilatero. Un modo per conoscere meglio AWI, l’associazione Art Workers Italia che ha organizzato, insieme alla galleria Laveronica, l’evento per parlare di diritto al lavoro. Non è vero, si beveva e si mangiava e si salutavano persone in continuazione. Fare rete è importante.


Il nostro occhio cattivissimo è passato anche da The Others. Fiera indipendente dedicata all’arte emergente, nasce nel 2011 e si promette di utilizzare esclusivamente spazi in disuso, come ex carceri ed ospedali, per diffondere arte emergente nei giorni di fiera. Peccato che quest’anno l’edizione si sia tenuta a Torino Esposizioni, un edificio nato per le esposizioni universali e che nel tempo ha conservato il ruolo di polo fieristico mainstream, ospitando oggi il Teatro Nuovo e una parte dell’Università. Anche per The Others alcune cose (fondamentali) cambiano.


Ambiente più giovane ed eterogeneo, dai colori, generi e media differenti e moltissime installazioni. A The Others siamo passate l’ultimo giorno in delegazione ridotta a causa dell’altissimo stress affrontato nel sabato notte al Club to Club, evento di musica elettronica anch’esso parte fondante dell’art week.


Ma uno degli eventi più inaspettati è stato Poverissima (sì, issima). A dispetto del nome, forse poco elegante se non si è amanti dei bohemien squattrinati come noi, attira e attrae diversi pubblici. Anche alcune Altremuse torinesi che ben conoscevano l'appartamento. Il palazzo dopo gli anni Settanta viene abitato da alcuni tra i più conosciuti esponenti dell'Arte Povera torinese. La casa che ospita Poverissima è infatti la vecchia casa di Michelangelo Pistoletto. Il nome scelto deriva dall’Arte Povera? Se il contrasto tra le ricche origini dei proprietari di casa e il nome scelto per l’evento dovesse essere un tantino stridente, come lo è stato per noi, consigliamo di portare pazienza e scalda orecchie di pelliccia.

Circa sessanta artisti hanno prodotto delle opere riproducibili su fogli A4 e disponibili a chiunque li volesse fotocopiare e portare a casa. Tra questi, alcune firme dell'underground torinese e non solo. Le fotocopie, sparse in pile di fogli a terra, purtroppo non fornivano l'indicazione dell'autore, non sappiamo se per una scelta curatoriale di anonimato e collettività, ma regaliamo questa ipotesi come risposta. L'aspetto creativo è partecipativo, in un angolo della casa è possibile sedere e disegnare sui fogli, per poi aggiungere il proprio nome alla lista affissa sul muro.


Moaipress con Poverissima ha creato l’unico evento cool della settimana, dove il pubblico ha una media che si aggira per davvero intorno ai 25 anni e dove gli outfit non sono noiosi.


Poverissima non solo ha saputo essere un nodo centrale per il mondo dell'arte che sta ai margini, ma ha avuto la capacità di rimbalzare così tanto fino ad entrare nel calendario ufficiale dell'art week, arrivando al pubblico più inaspettato. Ed è qui che si tocca il doppio traguardo: da un lato un evento libero, che trasforma lo spazio privato in pubblico, che non ha prezzo, aperto, inclusivo, libero e underground; dall'altro l'effetto a sorpresa a chi l'arte la legge nell'ottica mainstream ed arrivando si trova spaesato in un gruppo di persone che l'arte la vive in modo continuo e quotidiano e non solo come l'evento dell'anno imperdibile.




*Mi scusi, è di qua per poverissima?*




Invitate dall’idea di starcene sedute anche solo per qualche minuto al cinema, siamo passate anche da Bruttissima - sì. - al cinema Maffei, un ex cinema erotico riconvertito in centro culturale arci nel 2019. La programmazione prevede la proiezione di sette cortometraggi della durata complessiva di un rapporto sessuale medio europeo. Ve la lasciamo indovinare. Qui il target è più da generazione X. Nei corti non mancano inoltre inside jokes comprensibili solo dai torinesi. Esistono le cose brutte-belle e le cose brutte-brutte. Non si sa se è una questione di sforzo o di mancanza di tecnica, ma declinando dal superlativo assoluto al suo contrario diminutivo, l'esperienza risulta Bruttina.


All'interno dell'ennesima issima si colloca il finissage di Illusione Collettiva, all’interno di Diffusissima (eh, raga…). Una collettiva di street artist italiani e internazionali visitabile solo durante i giorni delle elezioni politiche e durante il finissage, nei giorni dell'art week. Risata sguaiata.


Un’esperienza davvero rilassante è stata la visita a Cripta 747, che per l’occasione ha aperto al pubblico lo studio dell'attuale artista in residenza, con tanto di cestello in terracotta pieno di caramelle e cuscini dove pensavamo di poter stare più tranquille - e invece siamo state riconosciute e spottate.


Finalmente fuggiamo dalla città caotica e riscopriamo la natura. La sede dell'associazione Bastione si trova a Villa Rey, in collina, un elemento non da poco: la vista sulle alpi innevate e la città è mozzafiato e contribuisce sicuramente alla buona riuscita dei lavori degli e delle artiste del collettivo. La temporanea dell'artista presentato è straziantemente romantica e nostalgica. All’installazione sonora si accede scendendo sotto terra: la stanza è buia, viene diffusa una traccia audio dalle vibes chiaroscure e introspettive. Saremmo rimaste in trance per ore ma il nostro cagnolino Holyfield piangeva e siamo andate a fare il brunch.


Tirando le somme riguardo l'art week Torinese: non comprendiamo la necessità di organizzare una settimana dell'arte che di week ha solo il nome (si tratta a tutti gli effetti di un week end lungo). Questa modalità di celebrazione dell'arte è veloce, e impone al pubblico, di interessati o neofiti, di fagocitare un numero spropositato di eventi, talk, performance, esposizioni legati al mondo dell'arte.


Il modo verace di consumare l'arte, il sentimento di obbligo di frequentare gli eventi più proposti genera e lascia nelle persone una stanchezza fisica e mentale. Anziché sentirsi nutriti e rivitalizzati dal contatto con le opere, dopo 3 o 4 giorni di corsa all'esposizione, si ottiene il risultato opposto: anche al di fuori della fiera vera e propria, l’indotto che si crea è una corsa sfrenata al consumo.


Saggia la scelta di molte istituzioni e spazi indipendenti che hanno usato la settimana dell'arte come pretesto ma che poi hanno deciso di mantenere più tempo l'allestimento delle mostre. Noi Altremuse non abbiamo dubbi: la valorizzazione dell'arte va coltivata ogni giorno per dedicarle l’attenzione che merita. Abbiamo raccolto idee, nomi d’artista, di gallerie e numeri di telefono. Ma ce li teniamo per noi.


Detto questo, se ci offrite dei margaritas noi corriamo.

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