• Edi Guerzoni

Art and Language: contro l’artista solitario

58. Art and Language ha bisogno di divorziare dalla sua propria storia.

59. Il pluralismo non è un’altra parola per liberalismo.

60. Parlare ai lettori avidi di Art and Language.

61. L’opinione e la valutazione vengono insieme nella matrice della deliberazione.

62. Fare le nostre affermazioni serve esplicitamente lo scopo di aprire queste affermazioni alla critica e alle discussioni.

63. Tu, lettore, dovrai guardare bene a questo.

64. Tutti sarebbero felici col trompe l’œil Art and Language.

65. “Il lavoro” include conversare al bar, parlare al telefono, leggere.

66. Preso nei nostri paradossi di confusione.

67. C’è un problema: questo non sarà lo stesso quando sarà tradotto in italiano (cosa ne dite della nostra ironia).

68. Pandemonio: prendere in considerazione l’impeto sociale-psicologica.

69. Lasciaci con la forte “gli eventi diventano significativi solo attraverso la loro raffigurazione linguistica”

70. In Angst, dasein affronta il nulla della possibile impossibilità della propria esistenza.

71. Una rosa con un altro nome profumerebbe lo stesso dolcemente: rigidità indexical, o poietic.


Trascrizione parziale dall’opera del collettivo Art & Language, 77 Sentences, 1974 – esposta in lingua italiana alla retrospettiva Art & Language al MACBA di Barcellona, 19 settembre 2014 – 12 aprile 2015


Art & Language, come a volte accade ai movimenti artistici, nasce da uno scherzo.

È il 1965 quando uno dei fondatori del movimento decide di affiancare al proprio dipinto nero su nero un cartiglio sotto forma di certificato di autenticità, solitamente utilizzato in caso di vendita di un'opera. A proposito dell’opera, l’artista Mel Rabsen afferma: “Non sapevo di fare arte concettuale”. Il soggetto della ricerca diventa il mondo dell’arte stesso, analizzandone la politica interna. L'arte concettuale ha spesso bisogno di un testo di accompagnamento per essere spiegata, e allora perché non fare del testo stesso l'opera d'arte? È così che Art & Language inizia, attraverso le parole, ad esaminare le contraddizioni delle istituzioni del mondo dell’arte.



Tra 1960 e 1981 un gruppo di artisti del Coventry College of Art, in Gran Bretagna, inizia ad applicare le loro ricerche nel campo del testo. Sono Terry Atkinson, Mel Rabsen, Michael Baldwin, David Bainbridge e Harold Hurrell. Il collettivo non è composto solo da artisti, ma anche da storici dell'arte, come Charles Harrison. Proprio Harrison ammette che inizialmente il collettivo rimase parziale e molto Anglo-centrico, per poi aprirsi agli Stati Uniti. La prima fase degli anni Sessanta è dedicata allo stabilire delle intenzioni e un metodo. La seconda fase, degli anni 70, chiarisce i limiti imposti da logica, linguaggio e psicologia, in un lento ma inesorabile percorso verso la dematerializzazione dell'arte.


Questi giovani artisti inglesi studiano nel periodo di massima espressione del minimalismo, dell'arte concettuale del ready-made e del decorativismo urbano. Se Frank Stella, nella sua opera minimalista, cercava di creare una pittura altamente autoreferenziale, gli autori di Art and Language decidono di decostruire la pittura nel senso opposto: mettendola in connessione perenne con l’ambiente che la circonda. Le ombre e le luci del dipinto vengono dal suo esterno: architettura e persone modificano la superficie del quadro passandoci davanti. È così che nasce l’opera Pittura senza titolo, uno specchio che ad oggi è una delle opere più utili al selfie, almeno alla Tate Modern di Londra.


Anche nei confronti del ready made, o appropriation, il collettivo si pone in opposizione: anziché trovare in ogni oggetto una potenziale opera d’arte, cerca di comprendere e decostruire le nuove condizioni necessarie per creare opere d'arte, articolando le motivazioni teoretiche su cosa fosse o non fosse arte.



La forma del saggio come genere letterario rimaneva, secondo gli artisti, fortemente escludente. Art and Language decide così di colonizzare lo spazio che precedentemente era predisposto per la pittura sostituendola con la scrittura, in quello spazio rettangolare che il minimalismo americano aveva individuato come spazio-limite dell'opera d'arte, quel perimetro rettangolare dove la pittura viene circoscritta. Le opere di Art & Language sono degli art works, e non degli art objects: si concentrano sul processo. Il linguaggio vuole sfidare proprio la convenzionale immobilità degli oggetti artistici, attraverso la soppressione del punto di vista dell’osservatore e l’eliminazione dell’aspetto visuale. Nel 1967 fondano, con queste finalità, la rivista Art – Language, che darà il nome al gruppo.



Le loro opere sono presto inserite in alcune delle mostre più rivoluzionarie del Novecento, come When attitudes become forms, che segna l’affermazione del concettuale nell’arte. Il gruppo è portato in Italia dallo studio d’arte di Lia Rumma, negli anni Settanta. Alcune delle loro opere sono conservate dall’Archivio di Nuova Scrittura, al MART.

Nel 1972 si presentano a DOCUMENTA 5 con l’opera Index 01, portando degli archivi esteticamente molto simili ad un’installazione minimalista, ma pieni di testi redatti dal gruppo, documentando in centinaia di fogli cinque anni di lavoro. L’archiviazione, dichiarano, è un insieme di temporalità che coesistono: nel presente, si raccolgono le idee del passato, e proiettarle verso il futuro.


Il collettivo ha la volontà di rendersi talkative, parlante, non solo attraverso le opere, ma anche nel processo creativo: la conversazione, l’incontro, la teorizzazione sono alla base del gruppo, contro il concetto di artista geniale e solitario.




Le immagini di questo articolo sono state scattate dall’autrice presso la mostra temporanea Art & Language al MACBA, Barcellona, nel settembre 2014




Bibliografia


Robert Bailey, Art&Language and the Politics of Art Worlds, 1969-1977, University of Pittsburgh, 2007


Charles Harrison, Paul J. Wood, Art in Theory 1900-1990. An Anthology of Changing Ideas, Wiley-Blackwell, 1993


Mel Rabsen e Michael Badwin, Conferenza all’Università KU Leuven, Biennale di Louvain, 2001 (qui)




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