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Abbiamo intervistato ultima generazione per chiedergli perché incollarsi alle opere d'arte

Aggiornamento: 23 nov


Perchè i musei d’arte per attuare una protesta sulla crisi climatica?


Se non cominciamo subito a prendere misure drastiche per ridurre le emissioni di gas climalteranti, tutto ciò che amiamo di questo mondo verrà perduto. Questo include i musei d’arte e tutte le opere che ospitano. Noi stiamo chiedendo di non fare un passo indietro, quindi di fermare la riapertura delle centrali a carbone e i nuovi piani di trivellazioni per il gas naturale. Chiediamo di fare un passo avanti, sbloccando 20 GW di energia eolica e solare creando migliaia di posti di lavoro. Vogliamo ricordare che la crisi climatica non è un problema di orsi polari che perdono il loro habitat. È un problema che porterà al collasso sociale se non facciamo nulla ora, un problema che toccherà chiunque, un problema che deve essere discusso ogni giorno e in ogni luogo.



Attacco alla Tempesta di Giorgione, il 05/09/2022 alle Gallerie dell'Accademia (Venezia) - Credits: Alessandro Pugliese.


Perchè l’azione di incollarsi o incatenarsi all’opera d’arte oppure imbrattarla?


Le nostre azioni sono gesti forti per lanciare un segnale d’allarme. Ci incolliamo o incateniamo nei musei per bloccare fisicamente l’accesso alle opere d’arte e per rinviare il momento in cui verremo portate via. Queste azioni così come i blocchi stradali o gli scioperi della fame danno voce al desiderio di cambiare lo status quo e di ricordare alle persone che stiamo assistendo al più grande genocidio intergenerazionale. Se continuiamo ad agire come se niente fosse, siamo tanto colpevoli quanto i governi che fanno passare gli interessi delle multinazionali davanti alla tutela dei diritti e del benessere dei cittadini. Se invece cominciamo collettivamente a creare disturbo e interruzione di questo status quo, diventiamo impossibili da ignorare e la pressione sui governi, affinché rispondano alle nostre richieste, aumenta.



Blitz alla Primavera di Botticelli, il 22/07/2022 agli Uffizi (Firenze) - Credits: Alessandro Pugliese.


Qual è quindi il significato che attribuite all’arte? Perchè pensate che l’arte possa essere politica? Quale deve essere il ruolo dell’arte e delle sue istituzioni nei confronti delle emergenze sociali, politiche ed ambientali della società contemporanea?


L’arte ha la capacità di ispirare, di unire, di denunciare, di dare forza e speranza. Più di ogni altra cosa io penso che l’arte sia un veicolo per valori ed emozioni. Per questo motivo l’arte è politica. Sempre nella storia, gli artisti hanno contribuito in un modo o nell’altro ai grandi momenti storici di cambiamento sociale. L’arte è un pilastro della nostra società e come tale ha un’influenza immensa su di noi. Ha anche la particolarità di poter raggiungere persone di qualsiasi fascia della società. L’arte e le istituzioni che la tutelano devono avere il ruolo di riportare questi valori e l’umanità al centro delle nostre decisioni. Stiamo collettivamente procrastinando l’azione contro la crisi climatica, sia i governi con l’assenza di provvedimenti legislativi sia i cittadini che ancora non sono scesi in strada e che trovano ragioni per non unirsi alla resistenza civile. Dobbiamo ricordarci che certe decisioni importanti vanno prese in base ai nostri valori e alle emozioni che proviamo, non in base ai numeri o a quello che ci viene detto di fare. Le azioni nei musei portano in maniera creativa e difficile da ignorare il messaggio di necessità di agire immediatamente. Le istituzioni culturali e museali dovrebbero lasciare da parte lo spazio di intrattenimento che occupano attualmente e assumere responsabilità sociale.



Blitz alla Cappella degli Scrovegni (Padova) il 21/08/2022 - Credits: Alessandro Pugliese.


Cosa chiedete ai musei e all’arte?


Ai musei d’arte chiediamo quello che chiediamo ad ogni individuo od organizzazione del nostro paese in questo momento storico: entrare in resistenza civile. Chiediamo di ricordarsi che in momenti come questi, essere passivi significa essere complici. Chiediamo di opporsi all’attuale ordine delle cose, di mettere pressione al mondo dell’arte affinché si schieri attivamente e denunci il crimine che sta commettendo la politica. Le direzioni dei grandi musei possono scegliere di chiuderne l’accesso finché non vengano ascoltate le nostre richieste, così da mettere una pressione economica sulle singole città e finanche all’intero Paese.




Tante persone hanno lamentato il fatto che con le vostre azioni possiate deturpare in qualche maniera l’opera d’arte.. Cosa rispondere quindi alle accuse di danneggiamento del patrimonio?


Noi fino ad ora abbiamo sempre preso tutte le precauzioni necessarie per assicurarci che le opere d’arte non venissero danneggiate. Alle persone preoccupate per il danneggiamento del patrimonio culturale, vorrei ricordare che il collasso eco-climatico che sta avanzando, e contro il quale non si sta facendo nulla, porterà a una perdita incommensurabile del patrimonio culturale, naturale e sociale. Con l’aumento in frequenza e intensità degli eventi climatici estremi, e la mancata attuazione di misure di adattamento, è molto probabile che negli anni a venire perderemo delle opere ammirate per centinaia di anni in un battito di ciglia. Un altro problema che pongo è: a chi dobbiamo la nostra lealtà? Non la dobbiamo forse ai nostri antenati che hanno lottato per la Liberazione e ai bambini di oggi che non potranno fare altro che ereditare il mondo che noi lasceremo? Cosa vuol dire essere amanti dell’arte, della capacità dei grandi artisti di trasmettere e immortalare valori, emozioni, pensieri politici, se poi non siamo capaci di passare dalla contemplazione all’azione quando la nostra democrazia e la tutela del nostro futuro ce lo richiedono?



Blitz al Laoconte, il 18/08/2022, ai Musei Vaticani (Roma) - Credits: Alessandro Pugliese.


C’è un criterio o un motivo preciso in base al quale scegliete le opere davanti a cui fate le azioni?


La scelta avviene su vari piani: sul piano narrativo, perché la nostra volontà è di sottolineare, attraverso quello che rappresentano le opere scelte, diversi aspetti della crisi climatica, delle sue cause e delle sue conseguenze; altri motivi di tipo logistico possono poi fare sì che certe opere vengano scartate, nonostante il loro messaggio e il loro valore simbolico porterebbero grande risonanza al nostro gesto.


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